habemus catiusciam

E alla fine arrivò il lieto fine.
L'Umbria ha un candidato piddì giovane, donna, competente, e che si definisce pure autonoma.
Non ci sono delfini, dove non c'è monarchia, ha detto. Ed è convincente.
E se a qualcuno non piacevano le primarie, e non le voleva fare, a cinquantamila umbri sono invece andate a genio, e con un preavviso minimo, con scarsa informazione, cercandosi i seggi fra un sito e l'altro, hanno votato e hanno scelto Marini.
Ci saranno state alcune situazioni poco chiare, seggi monocolori, sarà capitato che stuoli di manovali stranieri si siano sentiti chiamati tutto un tratto alle urne....
Ci sarà pure qualcosa di sbagliato in un gruppo di dirigenti che litiga tre mesi e poi viene in una settimana egregiamente superato dalla decisione degli elettori.
“Dirigente” non è un sostantivo, ma un verbo. Dirigenti che non dirigono: forse è una evoluzione della specie, purché gli elettori sappiano ancora votare.
Ma niente rimpianto per i centralismi, i caminetti, le segreterie fumose.
Le primarie restano una delle più ragionevoli, corali, popolari, insomma, democratiche prassi che un partito possa adottare. Ringraziando i volontari e la preziosissima fatica degli organizzatori restano un gran bel momento.

da sito genitori.it del moige

MINORI. ASILI NIDO: UMBRIA PRIMA IN ITALIA PER NUMERO BIMBI ACCOLTI

Ricerca dell'Istituto degli Innocenti di Firenze: la regione eccelle con il 27,5% di minori da 0 a 3 anni inseriti nel sistema integrato dei servizi.L'obiettivo per il 2010 e' arrivare al 40%. Seguono Emilia Romagna e Toscana Ricerca dell'Istituto degli Innocenti di Firenze: la regione eccelle con il 27,5% di minori da 0 a 3 anni inseriti nel sistema integrato dei servizi. L'obiettivo per il 2010 e' arrivare al 40%. Seguono Emilia Romagna e Toscana

(RED.SOC.) PERUGIA - L'Umbria e' la prima regione italiana per accoglienza nella scuola per i bambini da 0 a 3 anni. E' il dato emerso da un'indagine dell'Istituto degli Innocenti di Firenze, svolta per conto del Dipartimento politiche per la famiglia della Presidenza del Consiglio. La regione e' la prima in Italia con il 27,5% dei bambini inseriti nel sistema integrato dei servizi, seguita da Emilia Romagna (26,7%) e Toscana (25,5%). "I dati del rapporto - dichiara Maria Prodi, assessore regionale all'Istruzione - si riferiscono al 31 dicembre del 2008 ma per l'Umbria gia' ad oggi i risultati sono ancora piu' avanzati: i dati del registro regionale dei servizi mostrano 7.288 posti per i bambini nel sistema integrato dei servizi all'infanzia, e rispetto ai circa 24 mila bambini in fascia di eta' 3-36 mesi significa che gia' il dato del 27,6% e' aumentato a fine 2009 al 29,9%. A questi dati si deve aggiungere un altro numero significativo, ovvero il 7% di bambini della classe dei 2 anni che frequenta, negli ultimi mesi, una scuola dell'infanzia. "Non si tratta solo di numeri - prosegue Maria Prodi - ma di un obiettivo ambizioso che abbiamo raggiunto con un anno di anticipo: in totale abbiamo una copertura del 36,9% che e' molto piu' alta di quanto l'Europa ci chiedeva di raggiungere entro la fine del 2010, ovvero il 33%". "In Umbria possiamo gia' dire - conclude l'assessore - che un bambino su 3 e' nei servizi, e mi auguro che con gli ultimi servizi che stiamo finanziando, a fine 2010 saremo al 40% dei bambini di questa fascia di eta' inseriti nelle
strutture".
"Si tratta dei frutti del lavoro svolto nei 5 anni di legislatura
a partire dall'approvazione della legge 30 del 2005 sul sistema
integrato dei servizi all'infanzia - aggiunge Maria Rita
Lorenzetti, Governatrice della regione - In questi 5 anni
abbiamo erogato piu' risorse ai servizi, nonostante i pesanti
tagli operati dal governo. Basti pensare che gia' nell'ultimo
assestamento di bilancio abbiamo stanziato circa 1 milione di
euro per i servizi pubblici e privati oltre ai normali finanziamenti per i nidi comunali (2 milioni di euro), abbiamo creato regole che garantiscono la sicurezza dei bambini e delle famiglie, abbiamo aiutato le famiglie nel sostenere le spese per l'accesso ai nidi". "I nidi sono una risorsa fondamentale per lo
sviluppo della societa' regionale - conclude la Lorenzetti non sono solo un'esperienza educativa e di socializzazione per i bambini, sono uno strumento di conciliazione tra vita familiare e lavorativa essenziale per lo sviluppo dell'occupazione femminile".

uno strano tetto

Una buona notizia e una cattiva.... la buona notizia che ci fornisce il ministro Gemini è l'intenzione di “ evitare le classi ghetto”, cioè formate in prevalenza da alunni stranieri. E su questo siamo tutti d'accordo.
La cattiva notizia è che invece non si è accorta che classi ghetto sono sicuramente quelle previste dall'on. Cota che separerebbe gli stranieri in classi a parte per “favorire l'apprendimento dell'italiano” …...
Ma lo stesso annuncio del ministro Gelmini, anche se come al solito non accompagnato dalla nota a cui si riferisce, e quindi da qualsiasi specifica applicativa, fa nascere qualche perplessità.
Se un quartiere o un paese è abitato in prevalenza da stranieri verranno “esportati” bambini stranieri, o “importati” bambini italiani? Una volta raggiunto il tetto del 30% dove si dovranno iscrivere gli alunni stranieri? Non obbligheremo le famiglie straniere a rincorrere un posto scuola dopo scuola? Con quali risorse si lavorerà per l'inserimento? E come? Non sarebbe meglio partire in modo integrato lavorando sulle politiche abitative, sull'inserimento, sulla integrazione sociale?
E soprattutto vogliamo una volta per tutte chiederci chi è uno straniero, e per quanto tempo rimane tale? Essere straniero a scuola è una condizione perenne, o uno stato transitorio superabile? I ragazzini che frequentano con profitto le nostre scuole, parlano italiano, studiano come gli altri (chi meglio, chi peggio, come gli italiani..) ma hanno una cittadinanza diversa non sono per questo solo motivo da classificarsi come specie a parte. La scuola deve individuare e servire bisogni di apprendimento e specifiche esigenze formative, non serve classificare etnicamente gli allievi. A scuola non ci sono allievi destinati a essere per sempre gli “stranieri”, ma allievi che stanno imparando una lingua e un contesto culturale diverso da quello in cui erano prima, e che quindi con più o meno fatica, a prescindere dallo stato dei loro documenti, devono superare uno scoglio e mettersi alla pari con gli altri. Allora è ragionevole che si distribuisca fra le classi e le scuole in modo equilibrato l'impegno dell'inserimento se significa che nessuna scuola può lavarsene le mani e rifiutare le iscrizioni. Ma più che con i divieti si ottengono risultati dando opportunità, risorse, progetti adeguati.

Cara Befana

Cara Befana,
come sai l'Umbria è una Regione destinata alla vittoria certa e necessaria del centro-sinistra.
Siamo nella famosa fascia appenninica, nella roccaforte, nel cuore verde delle regioni rosse.
Praticamente il risultato è certo, ci dicono tutti.
Però sono mesi che il nostro Piddì sembra diviso in trincee.
Forse non capirai perché invece di scontrarci con la destra ci diamo botte da orbi fra di noi.
I cittadini si sono messi in coda, alle primarie di ottobre. Adesso non capiscono più nulla. Ma non capiscono più nulla anche molti che nel partito ci si impegnano, molti che come me ci hanno messo la faccia.
Forse dai camini tu vedi quei caminetti che noi da fuori non vediamo. Di caminetti ce ne sono stati tanti, dicono. Ma mentre dicono tutti che sono d'accordo nel non far decidere alla gente chi deve essere il candidato attraverso le primarie, poi non sono d'accordo su chi candidare. Vogliono tutti un candidato unitario, ma lo cercano nel cortile di casa loro.
Per alcuni si è governato bene, ma bisogna innovare, per altri invece bisogna innovare anche se si è governato bene. E così il tempo passa e arriva gennaio, ma nella calza nessun candidato.
Si sono fatte assemblee, segreterie, commissioni, ancora assemblee....
Tu voli alto, e vedi disegni di strade e orizzonti lontani. A me pare che qui tutti vedano troppo vicino, ognuno la sua strada e il suo orizzonte, troppo corto.
Ognuno recita il suo personaggio, ma nessuno conosce la storia.
Quindi dacci una mano. Fai tappa da noi.
In fondo tu non sei malaccio, al massimo porti il carbone e non il nucleare.
Sei vecchiotta, e quello che ci viene veramente bene è restaurare e consolidare.
Voli sulla scopa, e anche a noi la mobilità che ci viene meglio è quella alternativa, .
Se poi devi rifornirti di dolci vai sicura.
Fai trovare nella calza dei nostri elettori la speranza di non aver tanto lottato invano.
Dagli la pazienza di continuare a sostenere le loro buone ragioni e le loro idee. Se poi vuoi veramente superarti lascia nelle loro calze anche la forza di riprendersi in mano le decisioni e di cambiare veramente una politica che si è aggrovigliata nei super-ego e negli egoismi mediocri.
Buon volo, occhio alla scopa.

per una volta riporto un messaggio di altri, ma condiviso

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Lettera aperta al Ministro Brunetta
Posted Dicembre 4th, 2009 by marco

On.le Ministro Renato Brunetta,

Abbiamo letto le Sue lettere pubblicate sul giornale «Gli Altri» il 14 ed il 19 novembre.

Nella prima [1], Lei difende la validità della scelta operata sottoscrivendo insieme al Ministro Gelmini il Protocollo di Intesa con Microsoft S.r.l. per la realizzazione di azioni a supporto dell'innovazione digitale nelle scuole [2] argomentando che quest'ultima si sarebbe impegnata a sostenere gratuitamente il Piano del Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca ed il Piano eGov2012 per la scuola del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione. Nella seconda [3] Lei dà atto dell'importanza e del valore positivo del Software Libero ma conferma la validità della scelta argomentando che Microsoft S.r.l. avrebbe promesso di donare alla Pubblica Amministrazione non solo licenze software ma anche computer.

In realtà, leggendo il Protocollo, non ci pare si possano cogliere promesse così "radicali" da parte di Microsoft, una multinazionale che, forte della propria posizione dominante sul mercato, è scrupolosamente attenta ai propri interessi economici, tanto da fatturare dalla propria filiale irlandese (per ragioni di convenienza fiscale) tutte le vendite di licenze realizzate nel nostro Paese [4].

E' vero che l'accordo non prevede oneri finanziari espliciti per la Pubblica Amministrazione, che pure si impegna a collaborare nella ricerca di clienti (istituzioni scolastiche, personale docente e studenti) per i prodotti Microsoft, ma è anche vero che i giovani (e con loro gli insegnanti, e le famiglie) formati oggi dalla scuola, saranno in futuro cittadini e lavoratori capaci di utilizzare solo i software che ora ricevono "gratis" o "a prezzo di favore": clienti e consumatori che troveranno più difficile scegliere soluzioni alternative.

Molti commercianti forniscono campioni gratuiti per incentivare successivi acquisti. Crediamo che la Pubblica Amministrazione non debba farsi blandire così facilmente: il regalo di oggi si trasforma in un debito che nel futuro salderanno le imprese, i cittadini ed il Paese.

Condividendo il Suo proposito di realizzare importanti risparmi per il sistema scolastico e per la Pubblica Amministrazione, ci impegniamo a mettere a Sua disposizione licenze software per tutti i docenti e gli studenti italiani: sistema operativo, suite di produttività e molti altri software liberi sono a Sua completa disposizione in via definitiva e gratuita.

Sappiamo che questo potrebbe già esserLe sufficiente per considerare con favore la nostra proposta, ma non basta. Ci sono infatti molte altre ragioni che portano a consigliare di adottare Software Libero nel sistema scolastico. Crediamo innanzi tutto che la Scuola Pubblica debba formare cittadini, non consumatori. Che essa abbia oggi il compito di diffondere la cultura digitale, non quello di promuovere l'utilizzo di specifici prodotti.

La diffusione della cultura digitale passa attraverso la promozione di strumenti e tecnologie liberi: solo in questo modo si attuano i principi ed i valori della nostra Costituzione nella società dell'informazione e della conoscenza. Con il Software Libero si diffonde la condivisione della conoscenza, si rendono concreti valori quali la collaborazione e la libertà di espressione. Si contribuisce ad abbattere il divario digitale. Promuovendo nelle scuole il Software Libero si realizza davvero il bene comune: si favorisce lo sviluppo di imprese nazionali che forniscono servizi ad esso connessi e si riduce la spesa in acquisti di licenze di software proprietario dall'estero, con benefici alla bilancia dei pagamenti ed al sistema fiscale del nostro Paese.

Per sostenere queste ragioni, l'Associazione per il Software Libero aveva già presentato una domanda di intervento nel procedimento amministrativo del quale fa parte il Protocollo di Intesa sottoscritto da Lei e dal Ministro Gelmini con Microsoft S.r.l., chiedendo anche l'integrazione del Protocollo stesso per favorire la diffusione del Software Libero nel sistema scolastico e per il bene del Paese [5].

Siamo certi che, prestando alle istanze di cui sopra la dovuta attenzione, saprà fugare i sospetti di quanti vogliono vedere nelle Sue attenzioni alle offerte di Microsoft S.r.l. una "sudditanza psicologica" che certamente stride con l'immagine che di Lei danno le Sue attività negli altri settori e pertanto, vorrà aderire alla richiesta delle scriventi associazioni di sottoscrivere un Protocollo d'intesa con il quale il Suo Ministero si impegni a promuovere il Software Libero nella Scuola ed in tutta la Pubblica Amministrazione.

Con ogni osservanza,

Agorà Digitale - Luca Nicotra - http://www.agoradigitale.org

Apriti Software - Marco Marongiu - www.apritisoftware.it

Associazione Govonis - Costantino Pessano - http://www.govonis.org

Associazione per il Software Libero - Marco Ciurcina - http://www.softwarelibero.it

Baslug - Savino Sasso - http://www.baslug.org

Condividi la Conoscenza - Fiorello Cortiana - http://www.condividilaconoscenza.org

Faber libertatis - Mirko Romanato - http://www.faberlibertatis.org

Fanolug - Filippo Carletti - www.fanolug.org

FLOSSMarche - Matteo Vitali - http://flossmarche.netsons.org

Free Hardware Foundation - Arturo Di Corinto - http://fhf.it

FSUGitalia - Alexjan Carraturo - http://www.fsugitalia.org

FSUG Padova - Andrea Brugiolo - http://www.fsugpadova.org

GFOSS.it - Paolo Cavallini - http://www.gfoss.it

Gruppo Linux Como - Francesco Brisa - http://www.gl-como.it

GNU/Linux users group Torino (GLugTo) - Massimo Tarditi - www.glugto.org

Hacklab Cosenza - Vincenzo Bruno - http://hacklab.cosenzainrete.it

Italian Linux Society - Michele Dalla Silvestra - http://www.linux.it

Lugge - Andrea De Gaetano - http://www.lugge.net

Partito Pirata - Athos Gualazzi - http://www.partito-pirata.it

Panharmonikon - Puopolo Giuseppe - http://www.panharmonikon.com

PDP FSUG - Luca Ferroni - http://pdp.linux.it

Progetto Linux User Group Sassari (PLUGS) - Mauro Piga - http://www.plugs.it

Scambio Etico - Luigi Di Liberto - www.scambioetico.org

UnaRete - Flavia Marzano - http://www.unarete.eu

Wikimedia Italia - Frieda Brioschi - http://www.wikimedia.it

Aggiornamento

Aderiscono anche:

Amici di Beppe Grillo di Roma - Marco Giustini - http://www.grilliromani.it

Artisopensource - Salvatore Iaconesi - http://www.artisopensource.net

Associazione Il Secolo Della Rete - Giovanna Sissa - http://www.ilsecolodellarete.it

Associazione Liber Liber - Marco Calvo - http://www.liberliber.it

Associazione Linux Club Italia - Roberto Tupone - http://www.linuxclub.it

Associazione Net-Left - Sergio Bellucci - http://netleft.ning.com

Associazione Valsusinux - Silvano Sartore - http://www.valsusinux.it

Beatpick.com - Davide d'Atri - http://www.beatpick.com

Binario Etico - Davide Lamanna - www.binarioetico.org

Collettivo iQuindici - Francesco Valotto - http://www.iquindici.org

Community Nephogram - NetLabel CC - http://www.nephogram.net

ERLUG (Emilia Romagna Linux Users Group) - Davide Alberani - http://erlug.linux.it

Flyer Communication - Gianluca Del Gobbo - http://www.flyer.it

FLxER LiveVideo & Free software - Gianluca Del Gobbo - http://www.flxer.net

GroLug Grosseto - Fabrizio Felici - http://www.grolug.org

Gruppo di lavoro italiano di Free Software Foundation Europe - Patrick Ohnewein - http://fsfe.org

Imola & Faenza Linux User Group - Franco Tampieri - http://www.imolug.org

ISOTYPE - Lorenzo De Tomasi - http://isotype.org

Istituto di Istruzione Superiore Statale "E.Majorana" - Antonio Cantaro - http://www.istitutomajorana.it

Istituto per le politiche dell'innovazione - Guido Scorza - http://www.politicheinnovazione.eu

Liberius - Ermanno Pandoli - http://www.frontieredigitali.net/index.php/Liberius

LPM - Live Performers Meeting - Gianluca Del Gobbo - http://www.liveperformersmeeting.net

OpenLabs - Tommaso Ravaglioli - http://www.openlabs.it

Progetto Winston Smith - Marco Calamari - http://pws.winstonsmith.org

REFF/RomaEuropa Fake Factory - Salvatore Iaconesi e Oriana Persico - http://www.romaeuropa.org/REFF

Rete Open Source nella Pubblica Amministrazione - Michele Monti - http://www.rospa.it

ShockArt - Net Art - Gianluca Del Gobbo - http://www.shockart.net

Sputnix - Linux User Group, JUG Sicilia - Vincenzo Virgilio - http://www.sputnix.it

Telematics Freedom Foundation - Giovani Spagnolo - www.telematicsfreedom.org

The house of love and dissent - Marco Delli Santi - http://www.loveanddissent.com

Ticinum Linux User Group - Giovanni Condello - http://pavia.linux.it

Unione degli Studenti (U.d.S.) - Mauro Di Palma - http://www.unionedeglistudenti.it

WAM - Web Art Mouse-um - Gianluca Del Gobbo - http://wam.flyer.it

Note

[1]
http://altronline.it/sites/default/files/09_11_14.pdf
[2]
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/scuola_digitale/protocollo_...
[3]
http://altronline.it/sites/default/files/2009_11_19_0.pdf
[4]
http://softwarelibero.it/riflessione-politiche-innovazione-ict
http://softwarelibero.it/files/Le_role_Etat_monopoles_informatique.pdf
[5]
http://www.softwarelibero.it/software_libero_scuola

Presepi senza vangelo

Quando fanno il tifo per il crocifisso, dalla parte di chi stanno, di quello li che agonizza o degli altri? E quando fanno le campagne per il presepe, a loro interessa il muschio, la casetta con il falegname, i sassolini comprati alla Upim, o quel bambino e sua mamma straniti dallo spaesamento, dal freddo , dalla precarietà di un alloggio di fortuna rimediato grazie alla carità di qualcuno?
Il Salvatore nasce sradicato e profugo, e la maternità fiduciosa di Maria sboccia in una famiglia un poco atipica, abbandonata alla fede in Dio, più che certa del riconoscimento degli uomini.
“Guai a voi ipocriti” diceva Gesù le poche volte che gli capitò di maledire.
E ogni epoca ha avuto i suoi farisei ipocriti.
Pensavamo di temere un mondo scristianizzato che ha perso le parole della fede, e il pensiero del mistero? C'è di peggio: una religiosità vizza, : tenuta assieme con l'inerzia dell'egoismo, dell'interesse, della cattiveria. Una religiosità opportunistica che puzza di chiuso e di naftalina, dove della fede si conserva solo ciarpame morto , e non si fa vivere il vangelo. Presepi ammuffiti, senza salvezza.
Come punizione gli farei rileggere tutto Mauriac, e credo che già leggere sarebbe per loro una grande penitenza. E li farei cominciare da “La farisea”..

testo dell'intervento in assemblea nazionale

cari eletti,
i nostri tanti elettori ci hanno consegnato un compito grave, condensando nelle mani di tutti noi una ulteriore, ma faticosa, apertura di fiducia, un credito che dovrebbe intimorirci.
Non devono uscire di scena, ma ritrovarci, come partito, con le porte aperte.
Non ci chiuderemo a contemplarci per cercare la nostra identità.
L'identità ce la costruiamo abitando le questioni del paese.
Aprendo questioni chiuse e sclerotizzate nel nostro paese.
Nell'ascolto, non nel monologo.
Sena riflessi condizionati, mettendo a disposizione la nostra casa per concorrere a ritrovare un elaborazione condivisa delle speranze e delle strategie.

Io mi occupo di scuola a livello regionale.
Le politiche dissennate del governo ci hanno consegnato ad un atteggiamento oppositivo, reattivo (più o meno reattivo a seconda dei casi..)
Una buona opposizione richiede la vigilanza competente e critica alle politiche del governo e non un affacciarsi estemporaneo quando le crisi hanno già raggiunto la ribalta mediatica, perché dobbiamo prima di tutto stare sui problemi che sotto i riflettori, e lavorare per portare i problemi sotto i riflettori, non noi.

Ma la necessità di rincorrere un carosello affannoso di dichiarazioni, decreti, strappi, marce indietro del governo non ci esonera dal compito di disegnare, come opposizione, una alternativa a queste politiche.
Quale scuola per quale paese vogliamo?
Non produciamo ulteriori aggettivazioni,
scuola pubblica, inclusiva, democratica, aperta, laica,
non siamo in cerca di definizioni evocative,
non si tratta di scrivere un volantino
ma un disegno forte e efficace di come vogliamo realizzare il compito di dare opportunità, promuovere il talento, far crescere le competenze.
Abbiamo sempre enfatizzato il problema di portare i ragazzi a scuola e di tenerceli per qualche anno in più. La lotta contro la dispersione è sacrosanta.
Ma la conoscenza non si misura in anni spesi nelle aule ma in competenze, e dobbiamo dire cosa deve diventare la scuola, la formazione, l'università per realizzare quello che ancora non riesce a fare.
La nostra scuola non è quella, non deve essere quella che c'era prima dei tagli del governo Berlusconi,
La dobbiamo costruire, in parte certo attingendo a grandi dibattiti e idee del passato,
ma è sui problemi di oggi che dobbiamo di nuovo prendere le misure
Una scuola che perpetua la stratificazione sociale, e che sembra cristallizzare le differenze anziché recuperarle lungo il percorso non è la scuola che cerca un partito democratico.
Ma soprattutto un sistema che produce titoli invendibili perché il diploma o la laurea da soli in mano al figlio della operaia o del manovale non servono a nulla.
Una generazione sta accumulando titoli e precarietà, l'umiliazione professionale e la disseminazione vana di curriculi che se va bene aprono porte girevoli verso il lavoro, in cui si passa per uscire a mai nude, come si è entrati.

Quale sistema formativo? Quale governo delle scuole, quale autonomia, quale decentramento? Chi è oggi la scuola italiana? Quale governance.
Quale qualità dell'insegnamento, quale riconoscimento del merito?
Quale valutazione, come far si che il sistema renda conto, perché deve rendere conto al paese della sua efficacia?
Per coinvolgere l'opinione pubblica del fatto che investire in educazione è un buon investimento bisogna proporre un sistema razionale, efficace, valutabile, riformabile.
L'indifferenza per i costi o per la produttività del sistema scolastico non è una argomentazione che aiuti a comunicare con quella parte dell'elettorato che nutre dubbi sulla inadeguatezza e autoreferenzialità del sistema.

I tagli peggiorano la qualità della scuola, ma le risorse non la garantiscono.
Se la scuola pubblica è il nostro totem, e merita solo restauri conservativi, se investiamo sentimenti nostalgici e riparativi sulla scuola ci batterà la Gelmini che evoca la scuola in bianco e nero da vecchia cartolina. In cui i grembiuli erano bianchi, e le maestre uniche come la mamma.
Mettiamo al lavoro esperti e intellettuali, ma soprattutto quel mondo della scuola che cerca, che è esigente, che dobbiamo incontrare di nuovo.
E su questo come su altri temi vorei suggerire due riflessioni:

1)decentramento
Il partito non incrocia il governo solo in parlamento, le nostre responsabilità nei governi regionali e locali ci hanno condotto a importanti confronti e non poco agguerriti.
Dove le politiche intrecciano responsabilità, competenze, ambiti diversificati ci deve essere un decentramento attento anche nella nostra elaborazione delle proposte. La dinamica fra il centro e la periferia di un partito democratico non può essere solo, e lo auspichiamo fortemente, di scelta dal basso delle persone che esercitano funzioni nel partito o che si spendono nelle istituzioni. Il partito deve essere un canale aperto perché si elabori una interlocuzione attenta e competente sui temi locali e regionali.

2)territorilità.
Il partito democratico che costruiamo, da oggi con nuovo slancio, non è un'isola. Se sta fra i cittadini e le politiche deve intridersi delle questioni che gli italiani vivono.

Di fronte al rischio di un partito evanescente, svaporato, abbiamo insistito sul radicamento territoriale. Ma cosa significa oggi territorio? Significa esserci dove le persone stanno. Anche sui loro percorsi di lavoro, di studio.
Un partito territoriale in senso geografico lavora bene dove i territori esistono, dove le reti di relazioni comunitarie qualificano una dimensione locale. E magari aiuta a farle crescere.
Quando la cittadinanza si delocalizza, o addirittura si smaterializza e gli orizzonti di vita nel lavoro, nel tempo libero, nelle relazioni corte elettive sono avulse dalla comunità di prossimità il partito non può accontentarsi di stare nel quartiere o nel paese. Se no rischia di essere un partito solo festivo e non feriale. Noi vogliamo un partito feriale, prima di tutto.
Se militanti volonterosi riescono a strappare adesioni, ma l'attività del partito corre estranea e parallela al contesto degli ambienti senza immergervisi non è realmente un partito popolare quello che facciamo.
Un partito che sta realmente in uno stato di ascolto, di comprensione, un partito che studia.
Un partito esperto.

Ma non ci basterà trovare le soluzioni giuste e condividerle.
C'è un paese abbagliato da una narrazione irreale, quanto sfavillante.
I figli di Italia 1 non ci voteranno se cercheremo di fare assomigliare il nostro parterre alla casa del grande fratello, ma se parleremo seriamente con loro di lavoro, di formazione, di futuro.
I giovani ci interpellano anche quando la domanda non è esplicita, non è organizzata, non è strutturata, anche quando non riescono, o non gli permettiamo, di essere protagonisti delle decisioni.
Ci chiedono di non essere umiliati in un gioco dell'oca che li riporta sempre alla casella di partenza.
Ci chiedono di uscire da un esilio di irrilevanza, da uno stato coatto di minorità, dalla precarità.
Per noi non sono svagati consumatori,
se non sarà il Pd a accettare come protagonisti consapevoli le giovani generazioni non lo farà nessuno.
I nostri figli che si spendono nell'associazionismo, nel volontariato, nella musica, nella socialità informale devono trovare un partito che non li premia paternalisticamente.
Ma dà loro modo di mettersi alla prova.
Spero che trovino nel partito una casa trasparente, che chieda loro che idee hanno, a non chieda mai a loro di chi sono.

Dove stanno i cattolici?

Dove stanno i cattolici? Da tempo il mondo cattolico italiano non assegna deleghe per la sua rappresentanza. Da tempo non si chiude in una identità partitica, e meno che mai correntizia. Esistono credenti impegnati in politica, e la loro plausibilità si gioca sulla coerenza personale e sulla autorevolezza della loro proposta politica: nessun automatismo, nessuna delega, nessun incanalamento del consenso, e men che mai, nessuna militarizzazione.
Non esistono più recinti facilmente monopolizzabili del consenso dei cattolici. Ci può essere e ci deve essere un dialogo anche molto franco ed esigente fra le realtà associative e sociali animate da cattolici e la politica. ma nella autonomia, senza pensare a vecchi collateralismi e filiere, ormai fuori dalla storia.
Esiste però una esperienza storica di cattolici democratici che , definitivamente, a partire dall'esperienza dell'Ulivo, hanno intrecciato il loro percorso con altri riformismi, all'interno del campo del centro-sinistra. Il progetto ulivista, ha sdoganato i cattolici dal moderatismo, e sdoganato i progressisti dal laicismo. Sarebbe allora regressivo oggi disegnare intorno ai temi etici, alle questioni che riguardano il senso della vita e della morte, il discrimine fra destra e sinistra. Altre categorie politiche di solidarietà, uguaglianza, dignità del lavoro, rispetto dell'ambiente, opportunità per tutti segnano la differenza fra destra e sinistra, e caratterizzano l'unità di intenti fra democratici approdati da diverse sensibilità. La dignità delle persone, la prevalenza della dimensione comunitaria rispetto agli egoismi individualistici, la corresponsabilità verso gli altri, verso gli ultimi e verso le generazioni che arriveranno sono in realtà anche essi temi etici . La laicità non è uno sguardo eticamente neutro o avaloriale, ma riconosce l'alterità della dimensione religiosa dalle specifiche e opinabili strategie politiche in cui si impegna la propria responsabilità, secondo i propri convincimenti, in base ai valori che fondano il proprio impegno politico.
Allora dove stanno i cattolici?
Io sono convinta che un recinto correntizio di cattolici asserragliati come enclave in un partito poco simpatetico, come pare prospettare qualcuno, non serva a nulla. Un partito si deve impegnare alla sintesi politica che parte dal dialogo e dalla volontà di confronto. Senza tenere costantemente le valige in mano e senza giocare alla volontà contrappositiva.

Molte voci di riferimento per il mondo cattolico si sono anche recentemente manifestate in Umbria a favore di Bottini e a favore di Bersani. Pur avendo espresso un' adesione personale, segnalano, attraverso le motivazioni che hanno espresso, la volontà di contribuire al partito democratico disegnato nella mozione Bersani intestandosi una piena cittadinanza nel progetto. Un partito che valorizza le persone e la loro partecipazione, che non interpreta il pluralismo come giustapposizione di voci e come andamento ondivago, ma come sintesi fondata sul confronto rispettoso e autentico. Sono convinta che la serietà e il pragmatismo di Bersani e la sua volontà di mettere finalmente il partito in sintonia con il paese reale, con i problemi delle famiglie, dei giovani, del lavoro siano una buona garanzia. Al di là dei comportamenti personali , le politiche di Berlusconi, e soprattutto la concezione della vita, della società, della donna che sottendono le sue politiche stanno mettendo in grande imbarazzo i cattolici che avevano scelto la sua parte. Il Partito Democratico deve essere pronto, non a urlare più forte, ma a proporre una alternativa politica inclusiva, coerente e plausibile; per persuasione, e non per gregarismo molti cattolici come Bindi e Letta e molti altri stanno, da protagonisti, con Bersani.

Non è bello quel che è bello... ma quel che è intelligente!

Maria Laura Rodotà scrive una cosa intelligente sul Corriere della Sera, sulla condizione di oggettiva umiliazione che le donne italiane sopportano, fra l'assuefazione e la rassegnazione. Se non fosse che come molti altri parte dal medesimo assunto che Berlusconi considera assiomatico e da cui discende il suo ormai noto e offensivo esercizio sul comparativo relativo. Il “più bella che intelligente” riferito alla cara Rosy Bindi dal maleducato presidente assumerebbe come dato di fatto, condiviso anche dalle sue più fiere oppositrici, che la scarsità della prima delle due doti sia palese. Per il primo è un crimine, per le seconde una libertà. Condivido la posizione delle seconde, ma vorrei discutere anche l'assunto. Insomma, che cosa è essere belle? Essere belle per chi, per cosa? Non è solo una categoria che va relativizzata storicamente (certo la Nanà di Zola non vedrebbe fatta sfilare oggi, e farebbe la bidella piuttosto che la mantenuta..), ma va anche contestualizzata rispetto ad una funzione espressiva, comunicativa , relazionale che il corpo manifesta.
Chiedete ad un pittore vero che cosa sia fare un ritratto, e se quello che attrae, che si ricorda, che seduce nella figura non sia quel balenare di unicità e di personale che è quanto di più lontano ci sia da uno standard anonimamente proporzionato e levigato.
Probabilmente un pittore preferirebbe uno sguardo di arguta e intelligenza e trattenuto umorismo piuttosto che l'immobile sguardo di attonita sottomissione che fissa in ogni foto, fra quelle relative all' attuale professione, la bella ministra Carfagna. Il pensarsi come oggetto conduce a spingere la propria immagine a coincidere con la visione altrui, ad alienarsi in una condizione di oggetto posseduto, valutato, pregiato o scartato. Un corpo che esprime una vitalità interiore, che incarna la personalità , che manifesta una intelligenza di se e delle cose è un corpo che manifesta una “bella” soggettività, è un corpo abitato in cui i tratti e l'intelligenza si richiamano.
Oggi c'è un unico canone, ha ragione la Rodotà, ed è maledettamente basso, schiacciato sul più banale modello di fisico servilismo allo schermo e alla sua signoria. Se almeno le donne si convincessero che essere bella è altro, sarebbe già convinto metà del paese. E difficile farsi umiliare se non si è disponibili a umiliarsi, le donne “non a disposizione” ne sono convinte.

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