La spesa della politica

La politica e le spese

Le spese della politica e la politica della spesa: quale costa di più?
Quando nella scorsa giunta regionale umbra ci sentimmo proporre un taglio del 10 % mi parve giusto e ragionevole diminuire un poco un “salario” che pure decurtato da alcune voci in uscita (per esempio la percentuale dovuta al partito) restava comunque molto sostanzioso.
In realtà empiricamente ho scoperto che non so in base a quale marchingegno la cifra totale che dopo tanto clamorosa operazione di taglio mi arrivava sul conto corrente era addirittura maggiore.
Sarebbe bene che prima di annunciare tagli di stipendi ci dicessero esattamente quanto arriva prima e dopo la cura nelle tasche del consigliere, parlamentare, assessore, presidente e così via.
Dopo di che resta il fatto che il vero drammatico costo della politica è la politica della spesa: i posti inventati dal nulla per sistemare il personale politico, e la inadeguatezza di competenze e di qualità per cui paghiamo per gente inadatta ai ruoli che ricopre e paghiamo i costi di scelte sbagliate e di strategie approssimative che costoro fanno. I costi di politiche clientelari che soffocano l'idea del merito e della competizione prima ancora che sorga nella testa dei giovani, e li addestrano a chiedere elemosine anziché a dare quello che possono saper dare. Il continuo go and stop di una politica senza orizzonte e senza futuro, in cui a ogni trovata politico-comunicativa si estingue per assuefazione di una opinione pubblica esausta di troppe chiacchiere, e se ne sostituisce un'altra senza neppure preoccuparsi di cancellare i postumi della precedente.

Solo doc

Alcune osservazioni induttive sulla nuova giunta regionale: si osserva che la delegazione della mozione Franceschini è composta in ugual misura di ex-ds e ex democristiani, invece la delegazione della mozione Bersani in giunta è rappresentata solo da ex-ds, di identica ortodossia. Chi viene da altre esperienze, chi non è cresciuto nella stessa compagnia non ha le qualità per governare. Nelle altre regioni rosse si è attinto a competenze esterne, ma l'epoca della società civile nella nostra regione è finita. Rami secchi da tagliare.
Il listino nella sua totalità è composto da ex comunisti (compresi i post, i tuttora comunisti, i comunisti rifondati ecc...).
La presidente è giovane e si è presentata come innovativa. Ma la sua giovane carriera politica è comunque inscritta nella stessa storia. In sostanza, chi volesse fare politica in Umbria si scelga un passato doc, gli altri possono rappresentare un fuggevole pluralismo, ma non sono che temporaneamente ammessi, finché c'è da scrivere programmi o fare iniziative, poi possono sgombrare il campo.
Lo stesso passato e gli stessi litigi: ci si sbrana in Rifondazione, ci si attacca nel Pd, e fra i valori dell'IDV non c'è certo la pace interna. Ci dicono che è sempre stato così, a me non me ne frega niente se è sempre stato così, perché mi interessa poco il passato di una classe politica irrigidita nella coazione a ripetere, mi interessa una politica che sappia parlare alle decine di migliaia di astenuti e ai tanti che hanno votato con il mal di pancia. Una politica che parli del nostro futuro.
I nostri elettori perduti non li rappresenta ovviamente il consiglio, ma meno ancora la giunta. Ma si sono persi loro, o si è persa la capacità dei nostri partiti di rappresentarli?
Non biasimo tutti quelli (tanti, purtroppo, tantissimi!....) che oggi mi dicono di non essere riusciti a votare, conosco come loro, e forse più di loro, la fatica di sostenere ancora con il proprio impegno o almeno il proprio voto quella politica che si presenta come nodo di interessi e di intrighi soffocanti. Ma qualcuno si è posto il problema, o quello che conta è solo come si divide la torta?

netta vittoria con pochi elettori....

Una bruttissima pagina del Pd dell'Umbria si è conclusa con una vittoria per abbandono del campo dell'avversario.
Ma i comunicati di soddisfazione del partito sembrano ignorare il grido che si è levato con lo strumento più disperato e vano che la politica offra: la moltiplicazione delle astensioni, astensioni numerosissime anche da sinistra di cui ho avuto ampie testimonianze. La motivazione che ha spinto molti che hanno sempre votato a stare alla larga dai seggi era di dare un segnale grave, un ultimo avviso. Non mi pare che sia stato recepito: i dati relativamente deludenti non hanno aperto grandi discussioni e analisi. Semmai chi ha imposto un freno al rinnovamento allontanando molti si lamenta di uno sfaldamento di una fidelizzazione inossidabile da decenni e che comincia invece a manifestare crepe.
Certamente lo scenario umbro si è meno militarizzato, il “rompete le righe” è di fatto passato fra quelli che erano blocchi di consenso a disposizione dell'apparato. Adesso più che di dispiegamento di truppe si può parlare di una guerriglia fra bande, che non risponde più alla organizzazione del partito, ma a proprie organizzazioni interne.
Chi pensasse di iscriversi, di mobilitarsi, di sentirsi parte del Partito democratico sappia che dovrà mettersi a disposizione di un clan o di un'altro.
Chi provenendo dalla società civile pensasse di offrire le sue competenze e le sue qualità per un progetto politico sappia che potrà dare, almeno sotto elezioni, un contributo di immagine e di elaborazione salutare, anche funzionale a coprire spiacevoli vicende, ma che il partito non gli darà nulla, occupato a dividere quello che resta dello zoccolo duro dei suoi consensi fra troppe aspettative personali. Sappia che le sue competenze non potranno contendere un consenso stretto in filiere rigidamente controllate , sappia che una opinione pubblica adulta, che valuta, punisce e valorizza non esiste quasi nella nostra regione.
L'unica dimensione che ancora compatta il voto del Pd è per così dire la “giurisdizione territoriale”, in cui il candidato locale riesce a rintuzzare incursioni di altri candidati legittimamente e pluralisticamente presenti nella lista provinciale attraverso l'acutizzazione del già fiorente sentimento campanilistico, per cui si deve stare nelle istituzioni sostanzialmente per fare gli interessi del proprio territorio umbro contro gli altri territori umbri. Una specie di leghismo intra moenia, una identificazione con interessi localistici che nel mondo globalizzato si ostina a aspettare soluzioni locali a problemi che stanno su altre dimensioni. Ne esce una politica solo dimostrativa, che si pasce di comunicati sui giornali, interrogazioni, rivendicazionismi, ma non sa disegnare prospettive costruttive. E scompare dai tavoli nazionali dove conta molto la capacità di proposta e la conoscenza delle questioni nel merito, piuttosto che l'accento rionale.
Questo non è il partito che rappresenta il futuro per la nostra regione.

Buona Pasqua

Grazie a tutti gli elettori che hanno voluto consegnarmi un libero voto di stima, di convincimento, di amicizia. Non sono entrata in Consiglio regionale. Le analisi a dopo Pasqua, Adesso, un augurio di Pasqua di Resurrezione, per chi crede, per chi spera, e per chi vorrebbe sperare.

Più competenti, per una regione più competitiva.

Più competenti,
per una regione più competitiva.
Scegli Maria Prodi
Una politica per le donne vere.
Lavorare, tirare su i figli, occuparsi di mille cose, far quadrare i conti e con sole 24 ore al giorno... Una politica quasi solo
al maschile può capire tutto questo?
Ho lavorato per l’occupazione femminile. Ma servono politiche per tenere assieme lavoro e famiglia, negli orari, nei
servizi, nella organizzazione quotidiana. Le donne oggi sanno e sanno fare: ci vogliono le opportunità per dimostrarlo.
C’è oggi in Italia una politica e un sistema di comunicazione che mortifica la dignità femminile e ne mercifica l’immagine.
Una politica per le donne vere può essere fatta solo da donne vere.
Umbria: un’ottima regione per andare avanti.
Dalla crisi si esce diversi da come si è entrati. Noi vogliamo uscire più forti, più competitivi. E’ adesso che servono
ancora di più le politiche per la cultura e l’educazione. Per una regione piccola come la nostra l’intelligenza è la forza: più
impegno per l’educazione di tutti: per i nidi, per la scuola, per la formazione, per l’università, per la ricerca.
Facciamo uscire i giovani dall’ombra, non dall’Umbria.
Tanti, troppi giovani nella nostra regione non riescono a trovare un lavoro che valorizzi la loro preparazione. Titoli di
studio, corsi, specializzazioni, un bel curriculum e nessuno sbocco. Oppure lavoretti precari, non coerenti con il proprio
profilo professionale.
Una politica e una società più competente per valorizzare le loro competenze.
Politiche per l’innovazione, per la competitività, per l’internazionalizzazione.
Le famiglie e la comunità.
In famiglia si educano i bambini, in famiglia si mantengono i giovani, in famiglia si assistono i disabili, in famiglia si sta
vicino agli anziani. Ma chi si prende cura della famiglia? Ogni impegno di cura e di reciprocità è un impegno per tutta la
società, ma tutta la società deve rispondere con servizi adeguati e con più risorse.
Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai.
La nostra politica sembra un gioco dell’oca, in cui si torna sempre alla stessa casella. Abbiamo bisogno di idee nuove, di
nuovo slancio, di nuove competenze.
La nostra regione affronterà sfide difficili, e ci vogliono politiche che anticipino il cambiamento. Non basta riproporre il
passato.

Slurp! Software Libero in Umbria: ragazzi provateci!

Favorire la divulgazione del software libero e dell’open source tra gli studenti delle scuole medie superiori dell’Umbria attraverso la distribuzione di opuscoli informativi. L’iniziativa di Maria Prodi, assessore Istruzione e Formazione a completamento dell’azione svolta a partire dal 2007 per promuovere la straordinaria risorsa nel campo dell’informatica.
In particolare nel 2008 la Regione ha finanziato 11 progetti che raccolgano le principali realtà della scuola secondaria umbra, aventi per finalità la formazione sul software OpenOffice.org, per la composizione di testi, fogli di calcolo, disegni e presentazioni.
Grazie alla collaborazione con il Centro di Competenza Open Source dell’Umbria e al Fondo Sociale Europeo che sostiene progetti per aumentare le opportunità di trovare lavoro, la Regione è riuscita a divulgare un software che ha una compatibilità pressoché completa con analoghi prodotti commerciali a pagamento, offrendo una ampia serie di vantaggi, tra le quali la compressione dei file che consente un risparmio medio di oltre il 30per cento di spazio disco e la disponibilità del software in 92 lingue diverse.
SLURP!, "Software Libero in Umbria: Ragazzi Provateci!" è uno strumento di diffusione del sistema operativo Ubuntu e del software FLOSS stabile, affidabile e facile da installare.
SLURP! è una provocazione che vuole spingere i ragazzi, curiosi per natura, a provare questo nuovo strumento, a giocarci e a verificare che effettivamente funziona.
RED/COM

L'Umbria sceglie la scuola

Agli studenti, agli insegnanti, alle famiglie.

Sono stata per cinque anni assessore alla scuola pubblica nella Regione dell'Umbria
In questi anni la Regione è diventata un vero protagonista della scuola pubblica.
È stata visibilmente accanto alle autonomie scolastiche.
Io conosco il mondo della scuola, perché è il mio mondo.

Ho mantenuto e manterrò l'impegno regionale sul diritto allo studio, a partire dai redditi Isee più bassi. Non si fanno parti uguali fra disuguali.

Nei cinque anni in cui sono stata assessore all'istruzione si sono succedute la riforma Moratti, il “cacciavite” Fioroni, i tagli e il riordino Gelmini...

Ho sempre tenuto posizioni di ferma difesa della scuola nelle trattative regione-governo e con interventi pubblici contro i tagli agli organici docenti e non docenti, contro la rimodulazione del maestro unico che ha sottratto alle scuole autonomia e risorse umane, contro il depauperamento dei bilanci scolastici, contro i recenti tagli sul personale per sorveglianza e pulizia.

Ho difeso ripetutamente col governo la necessità di più tempo pieno per le nostre scuole dell'infanzia e elementari. Non è giusto che la percentuale di classi a tempo pieno in Umbria sia solo terzo che in Lombardia!

Meno servizio significa meno opportunità per i bambini e per i ragazzi che hanno maggiore necessità di imparare e di rafforzare il senso della loro cittadinanza.

Mi sono opposta alla unilaterale decisione del governo sulla chiusura di piccole scuole e plessi, decisione che è stata accantonata e non potrà essere messa in atto senza il consenso delle regioni. Credo che la scuola in montagna, nei piccoli comuni o nelle frazioni decentrate sia spesso un valore insostituibile per la vita della comunità locale e per il reale godimento del diritto a studiare.

Per arginare la perdita dei posti ho messo a disposizione delle scuole 500.000 euro per progetti che coinvolgessero i precari senza contratto.

La riforma delle superiori e l'analogo taglio di ore negli anni successivi sono sotto il segno della riduzione della spesa, mentre è stata sottratta al mondo della scuola e al paese la possibilità di discutere la riforma, arrivata fuori tempo massimo e senza chiarire quali strategie, quali priorità, quale idea di futuro tale riordino supporti.

Il governo ha di fatto sottratto alla Regione la stesura del piano regionale che distribuisce gli indirizzi di scuola superiore sul territorio. Questo, assieme al ritardo, può condurre a forti squilibri, incongruenze, “migrazioni” di iscrizioni con conseguente dissesto degli organici.

Ho sostenuto con molte azioni l'educazione degli adulti e finanziato azioni di formazione presso le scuole. Oggi la crisi ci dimostra che senza una capacità di rimettersi a imparare le persone bruciano in fretta le loro competenze lavorative: saper imparare è la prima grande risorsa che la scuola può dare.

Ho riunito scuole, agenzie formative, servizi per il lavoro in un progetto di sistema sull'orientamento in cui si sono messi in comune metodologie ed esperienze.

Ho realizzato un bando per l'orientamento alle discipline scientifiche e tecnologiche.

Ho investito nelle scuole molte risorse europee per la diffusione del software open source.

Ho accompagnato le scuole in tanti progetti, contribuendo al loro sostegno.

La Regione è stata protagonista di alcuni progetti europei e ha sollecitato e sostenuto progetti a titolarità delle scuole.

La legge sul Sistema formativo integrato regionale ha inquadrato obiettivi e strumenti dell'azione regionale, dispiegando le sua competenze sulla formazione e sull'istruzione e sulle loro connessioni con il mondo del lavoro (dall'alternanza, all'apprendistato, al long life learning, alla certificazione di percorsi formativi e delle competenze ecc..).

Le risorse che la Regione dedica alla scuola dovranno essere ancora aumentate.

Mi sono candidata al consiglio regionale dell'Umbria per continuare a lavorare per la scuola.
Il 28 marzo ti chiedo di votare il mio nome.
Per dare forza al mio impegno per la scuola di tutti.
Perché solo una regione più competente può essere competitiva.

Maria Prodi

Facciamo uscire i giovani dall'ombra, non dall'Umbria.

Scegli Maria Prodi, segna il nome accanto al simbolo del PD.

il caso della lista polverinizzata

Consiglio a Formigoni di dedicarsi con più successo alle liste di attesa, alla lista della spesa, alle liste della sposa..... consiglio di rassegnarsi, se gli mancano le firme, si compri un finto prada, non sarà una firma autentica, ma può farla autenticare da una leggina..... una bella leggina retroattiva che stabilisca che non è la forma che conta, ma la sostanza.... non la sostanza grigia, che latita, ma la sostanza bianca che abbonda....la polverini, tradita dai panini, va alla prova di forza in piazza: le hanno impedito di parlare a Ballarò e vuole la prova del cuoco...polverizzati i candidati, provi a spolverizzare i canditi.

Sono candidata al consiglio regionale dell'Umbria.

Sono candidata al consiglio regionale dell'Umbria.
Senza baronie, e senza clientele.
Per capire se una buona politica ha ancora corso legale. Se non viene scacciata dalla cattiva politica, come la moneta cattiva scaccia quella buona.
C'è bisogno di politica. Ma meglio distribuita.
Ci sono quelli che non se ne vogliono andare.
E quelli che non se ne vogliono occupare.
Un pò meno politica, ma per tanti.
Ho fatto cinque anni come assessore regionale sulle politiche educative, del lavoro, delle donne.
Adesso si passa l'esame.
Se il popolo sovrano fosse severo.....

dopo le primarie

Alcune letture che sono state date delle primarie del Pd per il candidato presidente della Regione si attardano a categorizzare in funzione di vecchie appartenenze. Ma veramente il Pd umbro rischia di dilaniarsi in arcaiche contese fra ex? Non credo, per tre motivi
1)sia le primarie per il congresso, sia quelle recentissime che hanno visto prevalere Catiuscia Marini hanno visto vecchie componenti mescolate, e quello che non va mai dimenticato, hanno visto molti che non avevano mai militato nei vecchi partiti schierarsi per il progetto del Pd a favore di una candidata che ritenevano capace e affidabile. E' poi ancora più evidente che le primarie hanno, anche nella colossale difficoltà di una brevissima campagna elettorale mosso molte più persone di quelle che militano nel partito, travalicando i confini delle dispute interne. Hanno sfondato ampiamente il tetto degli aderenti al partito, aprendo la decisione a decine di migliaia di elettori.
2)L' aggregazione in nome di vecchie parole d'ordine si è usurata, ai cittadini interessa la capacità di disegnare e realizzare oggi politiche più giuste ed inclusive che rispondano concretamente ai bisogni di oggi, in una società sconquassata dalla crisi, e sempre meno equa .
3)In modo particolare, pur esprimendo stima per il significato e il ruolo che i grandi partiti di massa hanno svolto nei decenni del secolo scorso è sotto gli occhi di tutti che la classe dirigente di allora non è quella di oggi, e che anziché intestarsi eredità chi vuole oggi avere un ruolo significativo deve mettersi alla prova..
Non si possono stringere le fila identitarie, mentre si chiede ad altre componenti di sciogliersi.
Ciascuno dovrebbe sentirsi a casa sua, in un partito che si pensa come aggregatore di forze politiche diverse sul piano coalizionale, ma anche e irrevocabilmente come plurale al suo interno.
Anche perché oggi l'elettorato non può essere dato per scontato. A cominciare dal mondo cattolico.
Un tempo era quasi ovvio che il grosso della rappresentanza politica del mondo cattolico venisse esercitata dalla Democrazia Cristiana. Oggi non c'è nessun automatismo, e anzi, il distacco del mondo associativo cattolico dalla militanza politica, che purtroppo si verifica sempre di più, testimonia anche una scarsa affinità verso una classe dirigente che non sempre incarna i valori etici e sociali dei credenti. Ma questo impone un maggiore impegno, e magari maggiore umiltà nel mettersi in gioco con coerenza. Militanti di ispirazione cattolica nel Pd ci sono e sanno che il contributo dato dai democratici cristiani alla costruzione della repubblica italiana a partire dalle sue basi costituzionali è stato determinante. Non tutti dirigenti hanno da subito colto il cambiamento storico che a partire dal 1995, attraverso l'esperienza dell'Ulivo, ha portato al Partito Democratico. Anzi, una certa parte della classe dirigente democristiana ha resistito al cambiamento adducendo timori e nostalgie identitarie, e finendo comunque sempre per seguire una evoluzione che gli elettori premiavano ad ogni passaggio con nettezza. Ma importanti rappresentanti del cattolicesimo democratico come Rosy Bindi ed Enrico Letta, fra altri, hanno creduto da sempre nel progetto unitario e oggi nel Pd non rappresentano una minoranza chiusa in un recinto, ma sono protagonisti e punti di riferimento per tutti. Oggi l'ambizione dei cattolici non è quella di arroccarsi in un fortino nostalgico che giustificherebbe altrettanti simmetrici arroccamenti. La speranza è quella di trovare nel Pd tutto sensibilità per i temi che si possono e si debbono condividere.
La legge sulla famiglia recentemente approvata in Umbria non ha trovato nel Pd uno schieramento cattolico contrapposto ad uno laico, ma una generale sintonia sulla volontà di sostenere e promuovere quelle relazioni familiari che sono il più fertile terreno per la crescita e l' educazione dei bambini e ragazzi, della reciproca cura e sostegno nella coppia, della responsabilità e riconoscenza verso gli anziani. Famiglie che sono il luogo degli affetti primari e delle primarie responsabilità. Che non si contrappongono ad una filosofia dei diritti, ma contribuiscono a realizzarli nella concretezza, a cominciare dai diritti dell'infanzia che trovano nella famiglia ordinariamente chi li realizza, assieme alle istituzioni.
Ho partecipato alla elaborazione del testo che è stato sottoposto alla commissione consiliare, contribuendo a fare in modo che una serie di principi affermati nella legge si inserisse con efficacia e incisività nel quadro delle norme e delle azioni di governo regionali. Non sono del tutto soddisfatta della evoluzione che la legge ha avuto in commissione, l'iter ha in parte indebolito la bozza preparatoria, e credo che alcune soluzioni proposte andavano approfondite meglio, rimanendo di equivoca interpretazione. Ma credo che pur potendosi migliorare in futuro questa legge sia importantissima nel fissare le basi di politiche familiari. Ed inoltre la legge sulla famiglia testimonia di come nell'orizzonte democratico non ci sia una questione cattolica.
Nel Pd ci sono ex-democristiani che si tengono strette le loro radici culturali, e giovani che non sanno neanche cosa è stata la Democrazia Cristiana, perché nei programma di storia non ci sono arrivati, ma magari sono cattolici, scout, volontari della Caritas, catechisti, impegnati in qualche organizzazione non governativa per il terzo mondo. Al Pd non chiedono recinti, ma che ci sia spazio e magari anche opportunità di operare. Senza doversi arruolare in una corrente o in un'altra, ma sentendosi semplicemente democratici. E quindi che si rinnovino ampiamente i ruoli, che si eviti di fare riferimento sempre alle stagioni passate e alla classe dirigente dei partiti storici.
Il Pd è un fiume che ha avuto qualche grosso confluente, ma riceve anche da tante sorgenti, e quello che conta è il suo percorso, e dove deve andare a sfociare. Quello che conta è quello che riesce a proporre agli italiani oggi e per domani.
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