Breve pausa a due giorni dal fatidico dì delle primarie, breve intervallo, come al centro di un ciclone. Allora vorrei che la pausa diventasse respiro, e il respiro riflessione a priori, prima che i risultati di domenica suggeriscano altre letture di questa impensabile impresa.
All’inizio, un inizio recente, recentissimo, collocato fra luglio e agosto, la sensazione era di dover fare, anche in isolamento e solitudine, quello che era giusto dover fare: testimoniare la propria libertà di scelta, la propria capacità di esercitare un diritto, la propria dignità di cittadino che di fronte ad una votazione esige di potersi determinare in autonomia. La scelta mia era stata di sostenere la candidatura di Rosy Bindi, ma sapevo, e ho sempre più verificato, che mentre i partiti lanciavano la competizione nello stesso tempo accumulavano ostacoli e appesantivano la corsa dei candidati che non erano circonfusi della gloria del prescelto.
Eravamo pochi e molti dei pochi si perdevano per strada intimoriti, minacciati a volte.
Ma il gruppo si allargava comunque, gli esitanti si entusiasmavano, i perplessi si mobilitavano. Quando ho chiesto a Serena Innamorati, donna Ds, coordinatrice delle donne Ds, di essere il nostro candidato alla segreteria regionale ed è stato accettato da lei e all’unanimità dal nostro comitato, nelle liste per Veltroni il caos era totale: e il nodo della loro candidatura veniva tranciato a Roma, in nome di equilibri da ricomporre, con un nome inizialmente improbabile.
Abbiamo presentato le liste, e si allargava la squadra. Abbiamo parlato, telefonato, incontrato e ancora eravamo sempre di più.
Un pezzo di partito democratico è nato così, non per assemblaggio di correnti, ma per incontro di persone. Nessuno si è messo in gioco chiedendo garanzie, trattando collocazioni future, tramando congiure e aggressioni.
Io, senza sapere se vinceremo o perderemo, quale sarà il risultato che porteremo a casa, quale risultato cioè di energie, consenso, partecipazione porteremo alla casa comune del Partito Democratico, io vorrei ringraziare tutti quelli che hanno lavorato con me, con noi, perché una grande vittoria l’abbiamo già gustata: la voglia di fare una buona politica, condividendo motivazioni comuni, costruendo uno spazio aperto alla gente e nello stesso tempo denso di proposte e di prospettiva. Vorrei ringraziare l’ostinata, coraggiosa Rosy che ha rotto l’incantesimo delle primarie addormentate e ha messo a disposizione della costituzione del partito il suo bagaglio di intelligenza e di serietà.
Saremo esigenti con il Partito Democratico, a nome dei cittadini che chiedono alla politica di cambiare. Ai cittadini chiediamo di non disperdere la rabbia in frustranti recriminazioni, ma di racchiuderla in un voto per le nostre liste. A chi ha da tanto, da sempre teso alla meta dell’Ulivo chiediamo di non scandalizzarsi se il principe sembra a volte tramutarsi in rospo. Anche il loro voto serve a cambiare in meglio, a fare un passo in più. Auguri, a domenica.