Si stanno formando le liste, le nostre per Rosy Bindi, promosse in iniziative pubbliche il 15 settembre, le altre in gestazione ( dove, da parte di chi, come ?). Ognuno di quelli che partecipano alle liste per la Rosy Bindi è coinvolto in base ad un convincimento personale: non siamo un raggruppamento di correnti. Nessuno di noi ci è ritrovato perché gli hanno detto di farlo.
In questi giorni sperimentiamo quanto la politica sia malata di conformismo: naturalmente non contesto il fatto che ci siano persone che aderiscano con convinzione a candidature o liste diverse dalla mia. Mi riferisco al fatto che raccolgo quotidianamente confessioni di disagio, sconcerto, insofferenza rispetto a decisioni subite, criticate, ingoiate a forza e nello stesso tempo l’ammissione che comunque si ubbidirà alle “indicazioni” del proprio partito o della propria corrente.
La democrazia, ai diversi livelli, è supportata da un apparato formale di norme strutturate per permettere l’espressione attraverso il voto della volontà popolare , ma se non è animata da una convinzione diffusa di libertà e responsabilità personale si vanifica in un esercizio di dipendenza. Si possiede lo strumento della democrazia, ma non lo si usa fino in fondo.
Ci sono situazioni politiche in cui bisogna fare quadrato: in un sfida con la coalizione alternativa, di fronte ad un avversario elettorale non sono ammessi distinguo. Ma non sempre in politica può prevalere il criterio della compattezza, prima di tutte le mediazioni e prima delle concessioni alla linea comune c’è l’esercizio della libertà personale, e del giudizio personale.
Ci sono situazioni politiche in cui ci si adegua a decisioni prese dall’alto.
Ma guai se la politica avesse sempre un moto decisionale che va dall’alto in basso. Qualcuno si è felicitato qualche mese fa di fronte alla fermezza con cui alcuni credenti hanno rivendicato la loro condizione di “cattolici adulti” e quindi la volontà di decidere in coscienza su alcune materie anche in contrasto con indicazioni gerarchiche. Ma avremmo bisogno anche di “cittadini adulti” che sappiano uscire dalla “colpevole minorità” (per dirla con Kant…) di chi si lascia comunque guidare da altri, dal partito, dal capo corrente, per assumere invece in proprio responsabilità e valutazioni, almeno su scelte opinabili ed aperte.
Mi domando se quella laicità che viene invocata nei confronti della Chiesa non sia poi dimenticata quando si tratta di seguire le indicazioni di un partito….
Il maggioritario ci ha condotti ad una compattezza bipolare cui non eravamo abituati, accentuata dalla degenerazione della legge elettorale da tutti criticata, ma ampiamente goduta per imporre candidature. Tutti per uno e uno per tutto. Ma quell’uno lo dobiamo scegliere prima tutti…
Ci vogliono quindi le primarie, per le figure apicali, per le decisioni sui candidati.
Ma ricordiamoci soprattutto che il 14 ottobre più che mai, non stiamo scegliendo un sindaco o un presidente, ma fondando un nuovo partito. L’idea che neanche in questo passaggio di tipo fondativi possa esprimersi la responsabilità personale, la convinzione di ciascuno, sottende l’idea che c’è uno scontro fra corpi estranei all’interno del quale bisogna difendere la propria posizione, per cui il partito nasce da una composizione di blocchi separati. Questo scontro non è uno scontro di idee: gli ex-popolari più identitari e antiulivisti che fanno quadrato attorno a Veltroni contro la Rosy Bindi, i diesse dell’Umbria che si schierano con un candidato margherita che amministrava dalla parte di Berlusconi mentre loro resistevano, resistevano, resistevano…
Quindi nasce il sospetto che non si stiano confrontando idee, ma traslazioni indolori di apparati e posizionamenti di corrente.
Viceversa la nostra sarà forse una nuotata controcorrente, minoritaria. Ma chiara, serena, costruttiva.
Noi vogliamo portare una caratura speciale. Un partito che respira, in osmosi con la società.
-Una richiesta di buona politica. Una politica più densa di risposte e più leggera di costi e privilegi.
-Fermezza nel rispetto del mandato degli elettori, che hanno votato una coalizione ed un programma. Il conio lo cambiano le elezioni, lo stampano i cittadini.
-Un metodo laico di confrontare visioni della vita diverse, differente dal patteggiare interessi di diverse lobby.
-Saremo portatori di un’idea di partito come luogo della aggregazione politica di progetti e idee, e non arena in cui misurare muscolarmente la forza di correnti blindate.