dopo le primarie

Alcune letture che sono state date delle primarie del Pd per il candidato presidente della Regione si attardano a categorizzare in funzione di vecchie appartenenze. Ma veramente il Pd umbro rischia di dilaniarsi in arcaiche contese fra ex? Non credo, per tre motivi
1)sia le primarie per il congresso, sia quelle recentissime che hanno visto prevalere Catiuscia Marini hanno visto vecchie componenti mescolate, e quello che non va mai dimenticato, hanno visto molti che non avevano mai militato nei vecchi partiti schierarsi per il progetto del Pd a favore di una candidata che ritenevano capace e affidabile. E' poi ancora più evidente che le primarie hanno, anche nella colossale difficoltà di una brevissima campagna elettorale mosso molte più persone di quelle che militano nel partito, travalicando i confini delle dispute interne. Hanno sfondato ampiamente il tetto degli aderenti al partito, aprendo la decisione a decine di migliaia di elettori.
2)L' aggregazione in nome di vecchie parole d'ordine si è usurata, ai cittadini interessa la capacità di disegnare e realizzare oggi politiche più giuste ed inclusive che rispondano concretamente ai bisogni di oggi, in una società sconquassata dalla crisi, e sempre meno equa .
3)In modo particolare, pur esprimendo stima per il significato e il ruolo che i grandi partiti di massa hanno svolto nei decenni del secolo scorso è sotto gli occhi di tutti che la classe dirigente di allora non è quella di oggi, e che anziché intestarsi eredità chi vuole oggi avere un ruolo significativo deve mettersi alla prova..
Non si possono stringere le fila identitarie, mentre si chiede ad altre componenti di sciogliersi.
Ciascuno dovrebbe sentirsi a casa sua, in un partito che si pensa come aggregatore di forze politiche diverse sul piano coalizionale, ma anche e irrevocabilmente come plurale al suo interno.
Anche perché oggi l'elettorato non può essere dato per scontato. A cominciare dal mondo cattolico.
Un tempo era quasi ovvio che il grosso della rappresentanza politica del mondo cattolico venisse esercitata dalla Democrazia Cristiana. Oggi non c'è nessun automatismo, e anzi, il distacco del mondo associativo cattolico dalla militanza politica, che purtroppo si verifica sempre di più, testimonia anche una scarsa affinità verso una classe dirigente che non sempre incarna i valori etici e sociali dei credenti. Ma questo impone un maggiore impegno, e magari maggiore umiltà nel mettersi in gioco con coerenza. Militanti di ispirazione cattolica nel Pd ci sono e sanno che il contributo dato dai democratici cristiani alla costruzione della repubblica italiana a partire dalle sue basi costituzionali è stato determinante. Non tutti dirigenti hanno da subito colto il cambiamento storico che a partire dal 1995, attraverso l'esperienza dell'Ulivo, ha portato al Partito Democratico. Anzi, una certa parte della classe dirigente democristiana ha resistito al cambiamento adducendo timori e nostalgie identitarie, e finendo comunque sempre per seguire una evoluzione che gli elettori premiavano ad ogni passaggio con nettezza. Ma importanti rappresentanti del cattolicesimo democratico come Rosy Bindi ed Enrico Letta, fra altri, hanno creduto da sempre nel progetto unitario e oggi nel Pd non rappresentano una minoranza chiusa in un recinto, ma sono protagonisti e punti di riferimento per tutti. Oggi l'ambizione dei cattolici non è quella di arroccarsi in un fortino nostalgico che giustificherebbe altrettanti simmetrici arroccamenti. La speranza è quella di trovare nel Pd tutto sensibilità per i temi che si possono e si debbono condividere.
La legge sulla famiglia recentemente approvata in Umbria non ha trovato nel Pd uno schieramento cattolico contrapposto ad uno laico, ma una generale sintonia sulla volontà di sostenere e promuovere quelle relazioni familiari che sono il più fertile terreno per la crescita e l' educazione dei bambini e ragazzi, della reciproca cura e sostegno nella coppia, della responsabilità e riconoscenza verso gli anziani. Famiglie che sono il luogo degli affetti primari e delle primarie responsabilità. Che non si contrappongono ad una filosofia dei diritti, ma contribuiscono a realizzarli nella concretezza, a cominciare dai diritti dell'infanzia che trovano nella famiglia ordinariamente chi li realizza, assieme alle istituzioni.
Ho partecipato alla elaborazione del testo che è stato sottoposto alla commissione consiliare, contribuendo a fare in modo che una serie di principi affermati nella legge si inserisse con efficacia e incisività nel quadro delle norme e delle azioni di governo regionali. Non sono del tutto soddisfatta della evoluzione che la legge ha avuto in commissione, l'iter ha in parte indebolito la bozza preparatoria, e credo che alcune soluzioni proposte andavano approfondite meglio, rimanendo di equivoca interpretazione. Ma credo che pur potendosi migliorare in futuro questa legge sia importantissima nel fissare le basi di politiche familiari. Ed inoltre la legge sulla famiglia testimonia di come nell'orizzonte democratico non ci sia una questione cattolica.
Nel Pd ci sono ex-democristiani che si tengono strette le loro radici culturali, e giovani che non sanno neanche cosa è stata la Democrazia Cristiana, perché nei programma di storia non ci sono arrivati, ma magari sono cattolici, scout, volontari della Caritas, catechisti, impegnati in qualche organizzazione non governativa per il terzo mondo. Al Pd non chiedono recinti, ma che ci sia spazio e magari anche opportunità di operare. Senza doversi arruolare in una corrente o in un'altra, ma sentendosi semplicemente democratici. E quindi che si rinnovino ampiamente i ruoli, che si eviti di fare riferimento sempre alle stagioni passate e alla classe dirigente dei partiti storici.
Il Pd è un fiume che ha avuto qualche grosso confluente, ma riceve anche da tante sorgenti, e quello che conta è il suo percorso, e dove deve andare a sfociare. Quello che conta è quello che riesce a proporre agli italiani oggi e per domani.
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