netta vittoria con pochi elettori....

Una bruttissima pagina del Pd dell'Umbria si è conclusa con una vittoria per abbandono del campo dell'avversario.
Ma i comunicati di soddisfazione del partito sembrano ignorare il grido che si è levato con lo strumento più disperato e vano che la politica offra: la moltiplicazione delle astensioni, astensioni numerosissime anche da sinistra di cui ho avuto ampie testimonianze. La motivazione che ha spinto molti che hanno sempre votato a stare alla larga dai seggi era di dare un segnale grave, un ultimo avviso. Non mi pare che sia stato recepito: i dati relativamente deludenti non hanno aperto grandi discussioni e analisi. Semmai chi ha imposto un freno al rinnovamento allontanando molti si lamenta di uno sfaldamento di una fidelizzazione inossidabile da decenni e che comincia invece a manifestare crepe.
Certamente lo scenario umbro si è meno militarizzato, il “rompete le righe” è di fatto passato fra quelli che erano blocchi di consenso a disposizione dell'apparato. Adesso più che di dispiegamento di truppe si può parlare di una guerriglia fra bande, che non risponde più alla organizzazione del partito, ma a proprie organizzazioni interne.
Chi pensasse di iscriversi, di mobilitarsi, di sentirsi parte del Partito democratico sappia che dovrà mettersi a disposizione di un clan o di un'altro.
Chi provenendo dalla società civile pensasse di offrire le sue competenze e le sue qualità per un progetto politico sappia che potrà dare, almeno sotto elezioni, un contributo di immagine e di elaborazione salutare, anche funzionale a coprire spiacevoli vicende, ma che il partito non gli darà nulla, occupato a dividere quello che resta dello zoccolo duro dei suoi consensi fra troppe aspettative personali. Sappia che le sue competenze non potranno contendere un consenso stretto in filiere rigidamente controllate , sappia che una opinione pubblica adulta, che valuta, punisce e valorizza non esiste quasi nella nostra regione.
L'unica dimensione che ancora compatta il voto del Pd è per così dire la “giurisdizione territoriale”, in cui il candidato locale riesce a rintuzzare incursioni di altri candidati legittimamente e pluralisticamente presenti nella lista provinciale attraverso l'acutizzazione del già fiorente sentimento campanilistico, per cui si deve stare nelle istituzioni sostanzialmente per fare gli interessi del proprio territorio umbro contro gli altri territori umbri. Una specie di leghismo intra moenia, una identificazione con interessi localistici che nel mondo globalizzato si ostina a aspettare soluzioni locali a problemi che stanno su altre dimensioni. Ne esce una politica solo dimostrativa, che si pasce di comunicati sui giornali, interrogazioni, rivendicazionismi, ma non sa disegnare prospettive costruttive. E scompare dai tavoli nazionali dove conta molto la capacità di proposta e la conoscenza delle questioni nel merito, piuttosto che l'accento rionale.
Questo non è il partito che rappresenta il futuro per la nostra regione.