{"id":1,"date":"2020-03-10T11:50:00","date_gmt":"2020-03-10T10:50:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mariaprodi.it\/?p=1"},"modified":"2020-06-05T18:32:51","modified_gmt":"2020-06-05T16:32:51","slug":"ciao-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mariaprodi.it\/index.php\/2020\/03\/10\/ciao-mondo\/","title":{"rendered":"La scuola di carta"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"1\" class=\"elementor elementor-1\" data-elementor-settings=\"[]\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-inner\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-section-wrap\">\n\t\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-372650b elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"372650b\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-row\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-19d6e6f2\" data-id=\"19d6e6f2\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-column-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8fa6e20 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"8fa6e20\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p>La scuola di carta fatta di libri, quaderni, dizionari, cartelloni \u00e8 chiusa.<\/p><p>Un mese fa i nostalgici presenzialisti (se cos\u00ec possiamo nominare gli irriducibili della didattica in presenza e solo in presenza), difensori della scuola di carta, e dall\u2019altra parte gli innovatori digitali hanno incrociato le armi dialettiche come se il futuro della scuola italiana dipendesse dalle loro contese pedagogiche. La scuola di carta che resisteva da anni a ogni tentativo di assalto, asserragliata nella difesa inerziale e quindi abbastanza comoda dello status quo ha esibito commuoventi nostalgie di aule e studenti, quegli stessi spesso meno amati in presenza&#8230;. I digitali ideologici che da tanto si battono per classi capovolte hanno visto la scuola di carta andare a gambe all\u2019aria senza che neanche la necessit\u00e0 di darle uno scossone.<\/p><p>Nella realt\u00e0 poi si \u00e8 visto che tutto dipendeva dall\u2019andamento del virus e che qualunque fosse la posizione ideologica sulla didattica a distanza bisognava comunque darsi da fare. Cos\u00ec anche i pi\u00f9 accaniti detrattori, aiutati dai provvidi animatori digitali o da colleghi esperti, sono finiti a fare lezione online. Da pi\u00f9 di un mese ormai la scuola opera in modalit\u00e0 a distanza. E i libri sono ancora aperti sui tavoli di cucina o nelle camerette a testimoniare che anche il libro \u00e8 una forma primaria di didattica a distanza.<\/p><p>Adesso la lentissima progressione verso una riduzione del contagio apre discussioni non solo sulla emergenziale conclusione dell\u2019anno scolastico, ma anche sulla ripresa del prossimo anno a settembre.<\/p><p>Come dice il detto popolare \u201csi fa\u2019 di necessit\u00e0 virt\u00f9\u201d. Ma perch\u00e9 virt\u00f9 sia, e non una pezza messa alla meglio sopra il buco, bisogna ragionarci, imparare, attrezzarsi.<\/p><p>Come cambier\u00e0 la scuola prossimamente, finch\u00e9 il contenimento della diffuzione del virus ci obbligher\u00e0 alla rarefazione fisica e al distanziamento dei contatti? E cosa lascer\u00e0 questa forzata esperienza nelle nostre prassi didattiche a contagio ultimato?<\/p><p>Innanzitutto dobbiamo capire come funziona la didattica a distanza dalla parte degli studenti, cosa sta succedendo davvero nelle stanze, cucine, salotti dove i nostri ragazzi lavorano. Come si apprende, cosa si impara, cosa si capisce dall\u2019altra parte degli schermi dove vediamo apparire e sparire le facce delocalizzate e sbiadite dei nostri ragazzi, quando le vediamo.<\/p><p>Rispettando la privatezza di contesti e scelte familiari bisognerebbe che ogni consiglio di classe, ogni scuola raccogliesse dai ragazzi dati sulle loro disponibilit\u00e0 di computer e di giga. Sulle modalit\u00e0 concrete, materiali di partecipazione alle lezioni. Dobbiamo sapere quanti ragazzi in ogni classe stanno davanti a uno schermo decente e quanti stanno davanti a un cellulare. Alcune lezioni prevedono utilizzo di tabelle, grafici, lavagnate di simboli o di schemi che certamente non sono visibili su uno schermo da telefonino. Dobbiamo saperlo perch\u00e9 non possiamo non partire dalla realt\u00e0. Per provare a migliorarla.<\/p><p>Qualche proposta:<\/p><p>La provincia di Trento finanzia attraverso il Fuis attivit\u00e0 progettuali delle scuole che richiedano impegni degli insegnanti ulteriori rispetto alle ore previste nei contratti (40+70 annue) per il miglioramento delle didattiche. Chiaramente quest\u2019anno sono saltati progetti, gite, sportelli e tutte le attivit\u00e0 integrative a partire da Marzo. Quindi molte risorse Fuis assegnate alle scuole non sarebbero utilizzate per gli scopi previsti. Perch\u00e9 non mettere a disposizione subito delle scuole risorse da spendere per acquisto di computer da cedere in comodato agli studenti che non dispongono di un computer proprio? Magari con la possibilit\u00e0 di riscattarli, esattamente come si fa con i libri di testo, prevedendo anche pagamenti dilazionati nel tempo?<\/p><p>Ci sono da parte di alcune famiglie remore educative nel consegnare a bambini o ragazzi ancora immaturi computer personali? Sono comprensibili. Ma, assieme alle scuole, si potrebbero aiutare i genitori ad una supervisione consapevole dei tempi e delle modalit\u00e0 di uso dei computer. I progetti contro il bullismo online e i rischi da circolazione in rete fatti da molte scuole del primo ciclo sono molto efficaci e coinvolgere i genitori diventa comunque indispensabile. Come si accompagna un bambino per strada si deve accompagnarlo in rete. Tenuto conto che comunque se usano un cellulare in rete ci sono gi\u00e0, e spesso senza alcun contenimento o controllo adulto.<\/p><p>La diversit\u00e0 di et\u00e0 e di tipo di utenza impone che ciascuna scuola trovi la propria strada per operare, e le strategie pi\u00f9 opportune per costruire ponti immateriali per l\u2019 educazione in presenza virtuale.<\/p><p>Pensiamo anche agli insegnanti, abituati a essere l\u2019unica categoria di lavoratori pubblici a non avere rimborsi kilometrici, cellulare e computer aziendale, che si stanno barcamenando con il loro mezzi e attingendo a diversi canali formali e informali per reinventarsi modalit\u00e0 comunicative e interattive a distanza. Lavorando con i propri contratti di accesso alla rete, i propri computer, e in Provincia di Trento neppure i 500 euro di bonus per gli acquisti di libri e devices necessari al lavoro. Sarebbe finalmente il caso di dedicare risorse alla professionalit\u00e0 dei docenti, e sostenere l\u2019impegno del passaggio al digitale almeno con un contributo per le spese tecnologiche.<\/p><p>Queste solo solo alcune delle condizioni necessarie, ma non sufficienti, per gli impegni che ci aspettano in chiusura di anno scolastico, e per rendere possibile il rientro. Ma vanno affrontate subito.<\/p><p>Pubblicato su L&#8217;Adige<\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scuola di carta fatta di libri, quaderni, dizionari, cartelloni \u00e8 chiusa. 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