{"id":172,"date":"2021-03-31T12:36:00","date_gmt":"2021-03-31T10:36:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mariaprodi.it\/?p=172"},"modified":"2021-04-11T12:47:12","modified_gmt":"2021-04-11T10:47:12","slug":"elementor-172","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mariaprodi.it\/index.php\/2021\/03\/31\/elementor-172\/","title":{"rendered":"Non basta chiedere pi\u00f9 scuola, se non \u00e8 scuola di qualit\u00e0"},"content":{"rendered":"<h2><\/h2>\n<h1 style=\"margin-bottom: 0.21cm; background: transparent; break-after: avoid; font-family: &quot;Liberation Serif&quot;, serif; font-size: 24pt; font-weight: bold; color: rgb(0, 0, 0); white-space: normal;\">Non basta chiedere pi\u00f9 scuola, se non \u00e8 scuola di qualit\u00e0<\/h1>\n<p>Bisogna fare scuola fino ad agosto, per recuperare il disastro. Le vacanze aumentano le differenze e vanno limitate. La didattica a distanza ha rovinato una generazione, o almeno ha rovinato quelli che erano sfavoriti. Ci vuole pi\u00f9 scuola ogni giorno per recuperare le disuguaglianze.<\/p>\n<p>A ondate successive questi assunti vengono propagati sui social e sui media con tono ultimativo e perentorio, ed il cipiglio grave. Pochi capiscono davvero come funziona o non funziona la scuola. Tutti per\u00f2 ci sono stati. E quindi amano avere delle idee, se possibile robuste e categoriche, su come si dovrebbe intervenire. Si intuiscono alcuni sintomi, non ci si attarda in diagnosi accurate, ma si prescrivono con apodittica certezza delle cure. E questi assunti, che si collocano fra la tautologia e la dichiarazione di guerra al mondo della scuola, piacciono. Perch\u00e9 in quasi tutte le famiglie italiane la scuola \u00e8 stata, in un momento o in un altro, fonte di cocenti delusioni. Ma pur essendo parzialmente verosimili, queste asserzioni non sono anche parzialmente sbagliate?<\/p>\n<p>In linea di principio \u00e8 difficile sottrarsi all\u2019evidenza totalmente ovvia che ogni ora che un bambino passa, a partire dalla sua nascita, in una famiglia colta, stimolante, affettiva otterr\u00e0 sulla sua personalit\u00e0 risultati ben diversi rispetto ad ogni ora passata in una famiglia incolta, non stimolante, anaffettiva. Si d\u00e0 per\u00f2 il caso che le famiglie reali siano una mescolanza infinitamente variata di queste e molte altre qualit\u00e0 o difetti. Quindi le disuguaglianze, forse le pi\u00f9 gravi, sono cadute fra di noi al momento stesso in cui siamo stati assegnati ad una condizione di relazioni primarie. Prima ancora che ad un ceto o a uno status sociale.<\/p>\n<p>La nostra Costituzione ci chiede, e ne siamo orgogliosi, di operare non solo per una uguaglianza formale davanti alla legge, ma anche per una sostanziale rimozione degli ostacoli a favore dello sviluppo e della partecipazione delle persone. Non impone una mediet\u00e0, e meno che mai una mediocrit\u00e0 generalizzata, ma indica uno slancio verso il superamento dello svantaggio, verso la realizzazione delle potenzialit\u00e0, verso l\u2019alto.<\/p>\n<p>Una soluzione classica alla disuguaglianza \u00e8 quella del modello spartano: teoricamente, maggiore \u00e8 la sottrazione del bambino all\u2019 influenza educativa della famiglia e pi\u00f9 ampio \u00e8 il raggio d\u2019azione della collettivit\u00e0, pi\u00f9 forte sar\u00e0 l\u2019uguaglianza. Certamente se i bambini passassero l\u2019estate a scuola, il pomeriggio a scuola, la domenica a scuola il livellamento sarebbe pi\u00f9 efficace.<\/p>\n<p>Tralasciamo per adesso la complessit\u00e0 dei bisogni psicologici dei bambini e dei ragazzi; a che livello riusciremmo a portare gli esiti di un educazione fortemente caratterizzata da una generalizzata equiparazione degli input sugli allievi? Dipende dalla qualit\u00e0 degli insegnamenti impartiti. E quindi dalla ricchezza degli apprendimenti che si riescono a sollecitare. Una scuola mediocre non riuscirebbe che a livellare al basso.<\/p>\n<p>Uscendo dalla ipotesi paradossale e tornando alla realt\u00e0: la scuola funziona come emancipatrice e promuove opportunit\u00e0 quando \u00e8 competitiva con i migliori ambienti di provenienza degli alunni. Una scuola mediocre non risarcisce della mancata sollecitazione culturale, linguistica, espressiva, logica, creativa, progettuale chi ne \u00e8 stato privato, fortuna che \u00e8 invece capitata in sorte, senza alcun merito, agli alunni pi\u00f9 favoriti. Una scuola pervasiva ma di cattiva qualit\u00e0 potr\u00e0 semmai abbassare gli standard dei privilegiati, ma non alzare le opportunit\u00e0 degli sfavoriti.<\/p>\n<p>Ma allora per funzionare ed assolvere ai compiti costituzionali la scuola ha bisogno delle migliori risorse umane, delle intelligenze pi\u00f9 brillanti, delle creativit\u00e0 pi\u00f9 intense. Eppure \u00e8 il settore in cui sistematicamente, a ondate, si entra senza selezioni. E\u2019 il settore in cui i filtri di accesso, quando ci sono, sono aleatori e imprevedibili, frutto delle improvvisazioni stagionali della politica, con procedure e percorsi introdotti e bruciati nel giro di pochi anni, creando costanti disparit\u00e0 e fortuiti diritti di accesso che nulla hanno a che fare con la qualit\u00e0 professionale. E\u2019 il settore verso il quale, nei territori dove l\u2019economia tira, ci si rivolge solo residualmente. E\u2019 il settore in cui anche quando si favoleggia di aumenti stipendiali non si connettono mai le elargizioni alla professionalit\u00e0.<\/p>\n<p>Di fronte ad alcuni infelici esiti della scuola italiana (disuguaglianze, abbandoni, sperequazioni fra aree del paese, scarsit\u00e0 delle eccellenze, risultati mediocri nelle valutazioni oggettive delle competenze ) ci si pone spesso (peraltro inconcludentemente) la questione delle risorse allocate, del tempo scuola erogato, delle strutture edilizie disponibili. Tutte condizioni necessarie per l\u2019effettivit\u00e0 della scuola.<\/p>\n<p>Ma non si discute della qualit\u00e0 dell\u2019insegnamento, della adeguatezza dei percorsi, della pregnanza della esperienza educativa. Chi volesse riformare davvero la scuola dovrebbe porre come fondamento una seria selezione, preparazione, crescita intellettuale e didattica dei docenti.<\/p>\n<p>Se vogliamo una scuola che sopperisca agli svantaggi, questa scuola deve essere qualitativamente in grado di competere con i contesti pi\u00f9 fortunati: deve essere pi\u00f9 stimolante, pi\u00f9 intelligente, pi\u00f9 sollecitante, pi\u00f9 motivante della migliore delle famiglie. E\u2019 ora di porsi domande serie sulla qualit\u00e0 e non solo sulla quantit\u00e0 della scuola.<\/p>\n<p>Ma torniamo alla complessit\u00e0 psicologica dell\u2019educazione: siamo sicuri che la prescrizione di tempi di scuola pi\u00f9 ampi non debba tenere conto anche della soggettiva disponibilit\u00e0 degli alunni o della concomitante presenza di altri bisogni? Non ci stiamo dimenticando che il bambino necessita un equilibrio fra esposizione alla sfera pubblica e intimit\u00e0 familiare? E man mano che cresce ha bisogno di partecipare ad attivit\u00e0 associative, sportive, ricreative fra pari, che affinino capacit\u00e0 socio-affettive e skills trasversali? Gli orari delle strutture educative sono realmente funzionali alle esigenze psicologiche del bambino o devono solo seguire gli orari di lavoro dei genitori? Le scuole per i pi\u00f9 grandi devono avvantaggiarsi della motivazione degli studenti o esercitare solo in una logica di coercizione?<\/p>\n<p>Nella accesa discussione sul prolungamento della scuola durante l\u2019estate tutto si \u00e8 tirato in ballo: corporativismo degli insegnanti, carenze irreversibili di competenze, lavoro dei genitori, chiusure dei sindacati, misurazioni dei contenuti persi; tutto fuorch\u00e9 i bisogni degli alunni, la loro soggettiva condizione di motivazione o di fatica di fronte a una ipotetica frequenza scolastica estiva. Si presuppone che lo stesso ragazzino che per mesi si \u00e8 defilato dalla dad sia invece assiduo frequentatore di scuola a luglio. Salvo magari scoprire a posteriori che i ragazzi pi\u00f9 favoriti hanno maggiormente fruito dei servizi aggiuntivi, e quelli sfavoriti vi si sono sottratti.<\/p>\n<p>Le politiche di conciliazione sono fondamentali. E dopo un anno terribile per le famiglie come questo, la necessit\u00e0 di supporti consistenti nella cura dei figli \u00e8 una assoluta priorit\u00e0. I genitori giovani sono i veri eroi della pandemia.<\/p>\n<p>Per\u00f2 nel guardare avanti e oltre alla pandemia ricordiamoci che la soluzione non \u00e8 solo pi\u00f9 scuola, se la scuola non \u00e8 eccellente. E che la scuola, con la sua verticalit\u00e0 gerarchica, con i compiti di istruzione che la caratterizzano, con la prescrittivit\u00e0 di prestazioni e comportamenti, non pu\u00f2 essere l\u2019unica agenzia educativa alternativa alla famiglia.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.huffingtonpost.it\/entry\/non-basta-chiedere-piu-scuola-se-non-e-scuola-di-qualita_it_605de697c5b67ad3871f023f?utm_hp_ref=it-homepage\">https:\/\/www.huffingtonpost.it\/entry\/non-basta-chiedere-piu-scuola-se-non-e-scuola-di-qualita_it_605de697c5b67ad3871f023f?utm_hp_ref=it-homepage<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non basta chiedere pi\u00f9 scuola, se non \u00e8 scuola di qualit\u00e0 Bisogna fare scuola fino ad agosto, per recuperare il disastro. Le vacanze aumentano le differenze e vanno limitate. La didattica a distanza ha rovinato una generazione, o almeno ha rovinato quelli che erano sfavoriti. 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