{"id":57,"date":"2020-04-19T18:25:00","date_gmt":"2020-04-19T16:25:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mariaprodi.it\/?p=57"},"modified":"2020-06-05T18:19:13","modified_gmt":"2020-06-05T16:19:13","slug":"prova-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mariaprodi.it\/index.php\/2020\/04\/19\/prova-1\/","title":{"rendered":"Proposte concrete per la scuola da mettere in campo subito"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"57\" class=\"elementor elementor-57\" data-elementor-settings=\"[]\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-inner\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-section-wrap\">\n\t\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-6f46a5d elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"6f46a5d\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-row\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-16d672d\" data-id=\"16d672d\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-column-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c61895e elementor-align-center elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"c61895e\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.huffingtonpost.it\/entry\/proposte-concrete-per-la-scuola-da-mettere-in-campo-subito_it_5e9c4c28c5b635d25d6e34dc\" class=\"elementor-button-link elementor-button elementor-size-sm\" role=\"button\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">leggi su huffingtonpost<\/span>\n\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8f65db5 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"8f65db5\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p>Non si pu\u00f2 continuare ad andare a tentoni, sulla prossima stagione della scuola italiana. E meno che mai a rimorchio.<\/p><p>Dobbiamo capire come riaprire le scuole dopo l\u2019estate. E come arrivarci vivi a settembre, soprattutto i pap\u00e0 e le mamme che hanno figli da accudire e un rientro al lavoro che preme.<\/p><p>Innanzitutto distinguiamo due legittime, importanti, ma distinte funzioni della scuola: quella propriamente educativa, che riguarda tutti dal primo mese di asilo nido, fino all\u2019ultimo anno del liceo, e la funzione non meno strategica di custodia, cura, contenimento che riguarda i bambini pi\u00f9 piccoli ed \u00e8 indispensabile per conciliare genitorialit\u00e0 e lavoro.<\/p><p>Partiamo dalla seconda funzione che, scadute ferie, permessi e altre poche risorse a disposizione getta nella disperazione troppe famiglie e che riguarda fortemente la fascia di et\u00e0 fino alle elementari, ma con diverse intensit\u00e0 fino alle scuole medie. Ma senza trascurare, anzi, sottolineando bene la prima funzione.<\/p><p>ASILI NIDO<\/p><p>Accanto agli asili nido, che raggruppano in genere decine di bambini in spazi ampiamente condivisi, esistono altre soluzioni per fornire servizi educativi ai piccolissimi progettati su numeri decisamente pi\u00f9 esigui : micronidi, nidi condominiali, nidi familiari,Tagesmutter per i quali anni di sperimentazioni e precise regolamentazioni regionali hanno prodotto modelli educativamente validi. Se non si possono per ora riaprire i nidi nella forma pi\u00f9 classica e diffusa allora, attraverso un sostegno dei comuni (con risorse mirate per i comuni stessi), favoriamo una articolazione, delle sezioni dei nidi, in locali di emergenza accettabilmente preparati e arredati, usando il personale esistente opportunamente rinforzato. Si pu\u00f2 anche considerare di insediare, ove ci siano opportune condizioni (locali ampi, un giardino..) un piccolo gruppo di bambini nello stesso domicilio di uno di essi, come avviene nei nidi familiari. Nidi privati e nidi pubblici possono introdurre elementi di elasticit\u00e0 organizzativa improntati a realistiche considerazioni sulla base delle esigenze e risorse che sono date: ma chiudere tutto e lasciare chiuso, se non si pu\u00f2 lavorare nel modo ottimale, non mi pare accettabile. Volendo si pu\u00f2 anche scaglionare il rientro in base alle esigenze delle famiglie. In Germania i nidi non hanno mai chiuso per ospitare i figli di sanitari, poliziotti e altri lavoratori di prima necessit\u00e0. Coordinatori pedagogici e servizi educativi dei comuni devono inventarsi soluzioni provvisorie con assoluta urgenza e nello stesso tempo saggezza. Da subito, non da settembre.<\/p><p>Da anni il Ministero dell\u2019Istruzione si \u00e8 intestato la partita degli asili nido senza poi farci veramente nulla, se non distribuire qualche risorsa finanziaria che gi\u00e0 prima distribuiva il Ministero del Lavoro. E\u2019 ora di riaprire i tavoli con le Regioni e dare ai comuni risorse mirate e standard di qualit\u00e0, soprattutto dove i nidi mancano. Il problema che adesso vivono le regioni del nord \u00e8 cronico nelle regioni del sud. Magari fosse la volta buona che si cercassero risposte per tutti, con il governo che finanzia ma chiede qualit\u00e0 educativa, le Regioni che regolamentano e i comuni che erogano e controllano.<\/p><p>SCUOLA MATERNA ED ELEMENTARE<\/p><p>Anche al livello successivo la frammentazione dei gruppi sembra una esperienza provvisoriamente inevitabile. Le sezioni di scuola materna e di scuola elementare andrebbero ricondotte a gruppi pi\u00f9 piccoli, senza perdere il riferimento con i propri insegnanti. Questo significa che tutte le ore disponibili del personale vanno concentrate in un orario minimale garantito (le ore della mattinata per esempio) con il massimo della compresenza (a distanza!) degli insegnanti su sezioni articolate in sottogruppi. Bisogna concentrare le disponibilit\u00e0 di ore degli insegnanti sulle lezioni con piccoli gruppi di bambini sacrificando le ore per programmazioni e attivit\u00e0 non frontali. Niente mensa, basta un panino da casa. Molto uso degli spazi verdi, fino a che la stagione lo consentir\u00e0. Molte attivit\u00e0 accolte in locali esterni (ogni comune sa che ci sono associazioni, musei, strutture recettive che per qualche mese possono offrire spazi). E a supporto, dove il personale non basti, studenti o giovani (mobilitando scout, associazioni, cooperative, oratori..) assunti con contratti brevi per fare qualche ora di esperienze integrative con i bambini. Il gioco della mascherina e del distanziamento pu\u00f2 essere ospitato in qualche mondo fantastico. Se poi qualche famiglia pu\u00f2 e vuole tenere i figli a casa per qualche mese in pi\u00f9 tanto meglio, si alleggerisce il compito della rarefazione, ma ci devono essere risorse online e televisive educative di qualit\u00e0 per supportarle. E bisogna partire presto, non aspettare la fine della scuola, per fornire servizi almeno ad alcune famiglie in reale difficolt\u00e0 lavorativa.<\/p><p>SCUOLE MEDIE E SUPERIORI<\/p><p>Procedendo verso il liceo l\u2019attenzione si sposta decisamente verso la dimensione solo educativa e non pi\u00f9 di contenimento e controllo. Una formula intermedia si pu\u00f2 prevedere per i ragazzi parzialmente autonomi, ma non del tutto, come possono essere quelli fino all\u2019inizio del liceo. Una frequentazione parziale a gruppi ridotti della scuola, e molto lavoro assegnato a casa sotto forma di materiali multimediali, compiti, videolezioni.<\/p><p>Alle scuole superiori, soprattutto, la maggiore autonomia dei ragazzi permetterebbe un frequenza in orario parziale di sottogruppi delle classi (Due? Tre? Dipende dalle condizioni specifiche). Per il resto videolezioni a classe intera o anche a classi congiunte. Quindi coniugare una fornitura di contenuti ad ampio raggio, con una cura diretta in presenza di piccoli gruppi per elaborazione, condivisione, valutazione.<\/p><p>Voci minacciose circolano in questi giorni ipotizzando una serie di contenuti standardizzati forniti dal ministero affiancati dalla frequenza dei ragazzi, in presenza, con i docenti, per i gruppi pi\u00f9 fragili. Insomma, il ministero tiene il corso e gli insegnanti fanno gli esercitatori? Mi sembra una pessima idea vista l\u2019 inadeguatezza la ministero quando si occupa di didattiche disciplinari, e anche umiliante per la dimensione intellettuale e professionale degli insegnanti. La libert\u00e0 di insegnamento e l\u00ecautonomia scolastica non sono un ostacolo, ma un presupposto per un apprendimento di qualit\u00e0.<\/p><p>Per gli addetti ai lavori aggiungo: piuttosto repertori, scambi, condivisioni di unit\u00e0 didattiche peer to peer, insegnanti con insegnanti. Magari sostenuti e valorizzati da associazioni professionali, scuole, centri di competenze disciplinari. Cos\u00ec da creare premesse a innovazioni, magari pi\u00f9 permanenti, che creino alternative alla lezione frontale tradizionale in presenza. La diversificazione nella modalit\u00e0 di svolgimento delle lezioni, obbligata in tempo di crisi, pu\u00f2 aprire a sperimentazione interessanti, comprendenti la classe capovolta e altre soluzioni. Che di per s\u00e9 non vanno mitizzate ( non sono infatti magiche n\u00e9 effettive a prescindere dalla qualit\u00e0 e sapienza didattica che esprimono), ma possono allargare il repertorio di strumenti didattici spesso troppo abitudinario e fossilizzato.<\/p><p>Non c\u2019\u00e8 alcun motivo per cui una buona esposizione prodotta o registrata online non debba essere rivolta a un numero di alunni pi\u00f9 ampi della ventina che in media compone una classe. E non c\u2019\u00e8 motivo per cui non si debba riunire fisicamente una decina, invece che una ventina di ragazzi per un lavoro pi\u00f9 interattivo e personalizzato.<\/p><p>Sento gi\u00e0 l\u2019obiezione che si rischia di scardinare la classe, orizzonte e fulcro imprescindibile della relazionalit\u00e0 infantile e adolescenziale nel sentire comune. In Italia si pu\u00f2 abbandonare una famiglia, divorziare una coppia, ma l\u2019unit\u00e0 della classe sarebbe intangibile. Invece smontare le classi e diversificare gruppi e percorsi, come avviene in Germania, sarebbe un\u2019 ottima premessa per una scuola superiore pi\u00f9 vocazionale articolata su opzioni, percorsi personalizzati, progressioni differenziate che magari superino l\u2019annoso problema delle bocciature e degli esami di riparazione. Intanto si lavora sulla emergenza, poi si rifletter\u00e0 anche su questo.<\/p><p>Ma non andiamo da nessuna parte se non sappiamo come avviene realmente, concretamente il lavoro online da casa degli studenti. Ci sono studenti che seguono sul telefonino, altri si fanno prestare supporti informatici che conoscono poco, altri non hanno campo o finiscono i giga.<\/p><p>Le scuole, i singoli consigli di classe devono fare una ricognizione puntuale, anche se aggregata e anonimizzata nei risultati, di come e con cosa i nostri studenti stiano lavorando da casa.<\/p><p>E bisogna arrivare a settembre con un computer per ogni ragazzo. Si possono usare risorse Fse, risorse bonus 18enni, risorse nuove. Non se ne pu\u00f2 pi\u00f9 dell\u2019 osservazione, ovvia, che la didattica online aumenta le differenze. Si potrebbe dire anche per i libri: le famiglie che hanno libri e quelle che non ne hanno sono separate da un gap? Certo. E allora facciamo a meno dei libri o forniamo almeno libri in comodato, accesso alle biblioteche, progetti di lettura ai meno abbienti o ai pi\u00f9 sprovveduti? Bisogna superare il digital divide fornendo computer a tutti i ragazzi che non ne possiedono uno. In prestito, ma riscattabile magari a rate dalla scuola. La ricognizione va fatta subito, e i provvedimenti prima di settembre.<\/p><p>Sento gi\u00e0, potrei elencarle, le veementi obiezioni a tutte e ciascuna delle mie proposte. In nulla eccelliamo in Italia come nell\u2019arte di abbattere una soluzione realistica grazie alla enfatica affermazione di bei principi irrealizzabili, almeno momentaneamente. Di far saltare per aria il bene, o il benino a favore del meglio (per\u00f2 irraggiungibile). Immagino gi\u00e0 le obiezioni sindacali, contrattuali, categoriali.<\/p><p>Ma non sto disegnando il quadro di una scuola a venire. Solamente la sopravvivenza indispensabile e dignitosa di un servizio pubblico nei prossimi mesi. Dopo, e quando sar\u00e0 il dopo per ora non lo sappiamo, faremo tesoro delle esperienze fatte, le criticheremo, le valuteremo e ripenseremo il ritorno ad una normalit\u00e0 che sar\u00e0 innovata nei modi e nelle direzioni che anche questa fase critica ci suggerir\u00e0.<\/p><p>I sindacati che hanno criticato apertamente la didattica online, e quelli che hanno prudentemente taciuto, sono stati scavalcati dagli insegnanti che si sono messi coi loro mezzi, le loro conoscenze, i loro contratti telefonici davanti ai computer e hanno continuato a far lezione, adattandosi, imparando, studiando, tenendo il filo del contatto con gli allievi.<\/p><p>Se i sindacati non contribuiranno con proposte fattibili e sagge, rischiano di essere marginalizzati nella difesa di abitudini inerziali, invece che contribuire a superare questa fase e a costruire le successive. Le crisi esigono elasticit\u00e0, adattativit\u00e0, innovazione. Anche nella disponibilit\u00e0 dei docenti. Che fin\u2019ora ne hanno per lo pi\u00f9 dimostrata tanta. Servono risorse, ma prima di tutto servono concretezza e idee giuste.<\/p><p>Non basta chiedere di raddoppiare scuole e organici.<\/p><p>Certo che bisogna fare subito tutto quello che si pu\u00f2 fare per migliorare la capienza e la fruibilit\u00e0 delle scuole. Ma non \u00e8 solo questione di soldi, ma anche di organizzazione e capacit\u00e0 di spesa.<\/p><p>Non si assumono dall\u2019oggi al domani il doppio degli insegnanti, e soprattutto non si licenziano una volta passata la crisi. La demografia sempre paurosamente calante delle giovani generazioni non ci permettere di gonfiare gli organici: gli insegnanti devono essere selezionati con un occhio severo e lungimirante per quanto riguarda la loro professionalit\u00e0, evitando assunzioni ope legis e infornate alla rinfusa. Oggi pi\u00f9 che mai.<\/p><p>Questa crisi ci cambiera? Se significasse che diventeremo pi\u00f9 pragmatici e chiederemo a tutti, prima alle istituzioni e poi a cittadini, imprese, sindacati, di far funzionare le cose invece di disquisire sulla punta dei principi o esibire persuasive retoriche, sarebbe un bel cambiamento.<\/p><p><b>Maria Prodi ex assessore regionale all\u2019istruzione in Umbria, esperta di politiche scolastiche, insegnante, formatrice, ha pubblicato numerosi articoli su giornali e riviste specializzate ed \u00e8 autrice del libro \u201cOrganico potenziato\u201d, giallo di ambientazione scolastica . Ha svolto per alcuni anni la sua attivit\u00e0 presso il dipartimento Istruzione della Provincia di Trento e presso il Miur. <\/b><\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>leggi su huffingtonpost Non si pu\u00f2 continuare ad andare a tentoni, sulla prossima stagione della scuola italiana. E meno che mai a rimorchio. Dobbiamo capire come riaprire le scuole dopo l\u2019estate. 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